Aspettativa non retribuita

Nel corso dell’ultimo secolo molti sono stati i cambiamenti e le innovazioni introdotte nel campo dei diritti riconosciuti essenziali per l’uomo e nel campo dei beni fondamentali e di prima necessità riconosciuti a livello internazionale grazie anche alle varie Convenzioni e Dichiarazioni stipulati fra i vari Stati nel periodo successivo alla fine del secondo grande conflitto mondiale, contemporaneamente alla nascita di quelle organizzazioni che sarebbero poi confluite nell’attuale Organizzazione delle Nazioni Unite.

Se in ambito economico e culturale le differenze fra i diversi Paesi possono essere in parte marcate, a seconda anche dello stampo che si è voluto dare alla legislazione vigente in ognuno degli ordinamenti, quando si parla di diritti acquisiti e imprescindibili le comunanze aumentano a dismisura.

Fra queste una parte importante dei diritti riconosciuti per la vita dell’uomo, figurano certamente i diritti del lavoratore e tutti i dispositivi legislativi messi in atto anche dal governo italiano per tutelare l’intera categoria dei lavoratori durante il corso di tutta la loro carriera. Proprio in base ad una concezione post-guerra mondiale, ci si è spinti sempre di più verso la concessione e la difesa di alcuni specifici diritti riconosciuti nei confronti dei lavoratori, e tra tutti quelli di cui si potrebbe analizzare la funzione, uno dei meno scontati di cui è bene trattare è sicuramente l’aspettativa lavorativa o il cosiddetto congedo per motivi gravi familiari o per altre situazioni particolari riconosciute dalla legislazione italiani e dallo Statuto dei lavoratori.

In particolare quando si parla di aspettativa, facendo sempre riferimento a ciò che è stato previsto dal legislatore italiano, si intende un congedo il più delle volte non retribuito dal proprio posto di lavoro per svariati motivi giustificabili e importanti che permettono al dipendente di conservare il proprio lavoro e il proprio ruolo all’interno dell’azienda fino a quando la situazione grave riscontrata nella propria vita personale non si risolva.

In questo periodo in cui la disoccupazione tiene in ostaggio i Paesi occidentali e si parla spesso in maniera negativa delle condizioni di lavoro in cui sono costretti ad operare i lavoratori italiani di alcuni settori specifici, è fondamentale chiarire tutto ciò che c’è da sapere sull’aspettativa non retribuita facendo riferimento a quali possono essere i motivi giustificati e gravi per cui è possibile richiederla al proprio datore di lavoro con la sicurezza di essere tutelati dalla legge italiana.

Vedremo dunque nel dettaglio quali sono le procedure per richiedere l’aspettativa non retribuita e per ciascuna tipologia di congedo vedremo quali sono i criteri e i requisiti necessari per usufruirne, tenendo conto del fatto che non ci limiteremo alla classica aspettativa per motivi personali o l’aspettativa per motivi di malattia, ma analizzeremo nello specifico tutte le categorie più utili e importanti in cui potrebbero rientrare i lavoratori.

Aspettativa non retribuita: categorie principali di congedo

Nel corso di questa disamina parleremo non soltanto delle principali categorie di motivazioni per cui è possibile richiedere al proprio datore di lavoro un periodo di aspettativa non retribuita prevista per legge, ma è necessario prima di addentrarci nei casi più specifici di analizzare quelle che possono essere ritenute le categorie principali di aspettativa non retribuita.

Uno dei casi sicuramente più conosciuti dalla maggioranza dei datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti è l’aspettativa non retribuita per cariche pubbliche elettive o sindacali, una fattispecie di congedo che non deve essere confusa o collegata esclusivamente all’aspettativa non retribuita nel pubblico impiego ma riguarda sia i lavoratori presenti nel pubblico sia i lavoratori presenti nel privato. Questa tipologia può essere richiesta dal lavoratore dipendente che sia stato eletto presso un’assemblea pubblica e il suo diritto a conservare il posto di lavoro è sancito in maniera indelebile e gravosa dall’art. 51 della Costituzione italiana.

Aspettativa non retribuita

In particolare possono richiedere l’aspettativa non retribuita per cariche pubbliche elettive tutti i lavoratori dipendenti che siano stati eletti membri del Parlamento Europeo, del Parlamento italiano o delle assemblee regionali oppure siano stati eletti come sindaco, presidente della provincia o come consiglieri comunali, provinciali e di comunità montane.

In questo caso il lavoratore non avrà diritto alla retribuzione da parte del datore di lavoro ma conserverà l’anzianità di servizio e i diritti acquisiti in campo previdenziale.

Fra quelle più conosciute e utilizzate è possibile porre l’aspettativa non retribuita per motivi personali, una tipologia riconosciuta sia nel settore pubblico sia nel settore privato che permette al lavoratore di ottenere un massimo di dodici mesi di aspettativa con la differenza però che il datore di lavoro può accordare il congedo compatibilmente con le esigenze organizzative e di servizio del proprio luogo di lavoro.

Interessante e fortemente voluta è invece l’aspettativa non retribuita scuola per tutti i dipendenti, che hanno maturato almeno cinque anni di anzianità all’interno del proprio luogo di lavoro, grazie alla quale si possono richiedere fino ad un massimo di undici mesi di aspettativa per completare la scuola dell’obbligo, per conseguire un titolo di studio di secondo grado o per conseguire un diploma universitario o un dottorato di ricerca. Anche in questo caso il congedo non è in alcun modo retribuibile e il periodo di undici mesi è frazionabile nella misura massima di due diversi periodi di aspettativa.

A conclusione delle categorie principali di aspettativa non retribuita è necessario inserire l’aspettativa non retribuita maternità, richiedibile in diverse forme che analizzeremo immediatamente. La nuova riforma del mercato del lavoro, ossia il “Jobs Act” approvato e fortemente voluto dal Governo Renzi, prevede per il congedo di maternità di poter richiedere da parte della lavoratrice di un congedo di maternità obbligatorio della durata totale di cinque mesi, distribuibili a scelta in due mesi prima del parto e tre dopo la nascita del bambino o in alternativa a partire dall’ottavo mese di gestazione e per i successivi quattro mesi.

Oltre il congedo obbligatorio è possibile richiedere il congedo di maternità facoltativo che permette di mettersi in aspettativa per un massimo di sei mesi, con la particolarità che questa tipologia di permesso è richiedibile anche dal padre del bambino al proprio datore di lavoro.

Aspettativa non retribuita: altri casi particolari

Dopo aver analizzato le categorie generali e principali di aspettativa non retribuita riconosciute dal diritto italiano, vedremo nel dettaglio altre tipologie più particolari per le quali è possibile richiedere un congedo non retribuito.

Nel caso dell’aspettativa non retribuita docente, per tutti coloro che insegnano nella scuola italiana è permesso richiedere un periodo di aspettativa di 8 giorni per partecipare a concorsi o esami, mentre è possibile richiedere fino a 15 giorni di permesso in caso di matrimonio e 150 ore per il diritto allo studio, già accennato in precedenza ma previsto per casi diversi.

Per i lavoratori tossicodipendenti è possibile invece richiedere un’aspettativa non retribuita di durata pari al completamento del trattamento riabilitativo nel caso in cui intendessero usufruire dei programmi terapeutici e di riabilitazione organizzati dai servizi sanitari delle ASL o di altre organizzazioni e strutture socio-assistenziali. Anche per questa fattispecie non è prevista la retribuzione e l’anzianità di servizio è interrotta, contrariamente all’aspettativa prevista per l’elezione a cariche pubbliche.

Infine è possibile richiedere un periodo di aspettativa nel caso di ricongiungimento con il coniuge all’estero se il datore di lavoro non può destinare il lavoratore o la lavoratrice in una sede estera e nel caso di volontariato per un periodo che varia dai 30 ai 90 giorni consecutivi all’anno per prestare soccorso o assistenza in casi di calamità o catastrofi e per partecipare ad attività di formazione e simulazione sempre in questo particolare ambito.