Arriva la Tassa Airbnb: in cosa consiste e cosa cambia per host ed utenti

La tanto temuta e già ribattezzata Tassa Airbnb alla fine arriverà sul serio dal prossimo maggio. Nella cosiddetta manovrina. Se ne è parlato spesso lo scorso anno ma poi non se ne era più fatto nulla. Come accaduto altre volte, quindi, lo Stato si pone come la “mano invisibile” di Smithiana memoria che regola il libero mercato. Peccato però che mentre quella intesa dal grande economista altro non era che il meccanismo del libero mercato di rimettersi in equilibrio da solo, per quanto concerne lo Stato italiano si vuole ristabilire equilibrio in un mercato appesantendo di tasse e burocrazia chi ne è privo. Al fine di rimettere le regole in pari.

Così facendo però, non solo non si risolleva chi di tasse e burocrazia sta morendo, ma si colpisce anche un settore nuovo e moderno da poco sviluppatosi in Italia. La Tassa Airbnb ricorda un po’ la questione Uber Vs Taxi. Anziché liberalizzare quest’ultimo settore, si è deciso di penalizzare il più possibile il primo. Un sistema rapido e moderno di viaggiare, basato sul salutare – per economia ed ambiente – car sharing. Comunque, detto ciò, vediamo cos’è innanzitutto Airbnb e cosa cambia con la tassazione per host (proprietario dell’appartamento) e clienti.

Cos’è Airbnb

Airbnb è un portale online avviato nel 2007 con lo scopo di mettere in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi (in genere vacanze o brevi soggiorni per colloqui o incontri di lavoro), con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare, generalmente privati. Airbnb nasce da un’idea di Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk. Al giugno 2012 contava alloggi in oltre 26.000 città in 192 paesi e raggiunse 10 milioni di notti prenotate in tutto il mondo. La sua espansione è dimostrata anche dal fatto che tra il 2011 e il 2012 ha rilevato siti già esistenti, come il tedesco Accoleo e l’inglese Crashpadder.

Negli ultimi anni si è fatto strada anche nel nostro Paese. Nel 2015 l’azienda dichiarava solo in Italia 83.300 “host”, ovvero proprietari che hanno avuto un guadagno medio annuo di 2.300 euro. Fanno 191 milioni all’anno, solo calcolando le entrate di chi ha affittato una casa tramite Airbnb. Per lo Stato, significa circa 40 milioni di euro di entrate, limitandosi a tenere conto di chi ha usato questa piattaforma per affittare il proprio immobile a un turista.

In cosa consiste la Tassa Airbnb

Con la Tassa Airnb il governo punta a dare una stretta anche sulle locazioni inferiori a trenta giorni: da maggio, con le nuove norme inserite nella manovra, saranno gli intermediari, ovvero le agenzie o i siti come AirBnB, a dover comunicare i contratti all’Agenzia per le entrate e a trattenere una cedolare secca del 21% da versare allo Stato, agendo dunque da sostituto d’imposta.

Finora, il versamento di questo denaro era affidato al buon cuore dei proprietari di casa. D’ora in poi la ritenuta sarà alla fonte e l’agenzia o l’intermediario che dovesse sgarrare sarebbe chiamato a pagare una multa che va da 250 a 2.000 euro. Nel complesso, secondo una stima di Halldis, società italiana che opera nel settore degli affitti temporanei, «la flat tax per gli affitti brevi al 21% farà emergere il nero del settore – oggi stimato al 75% – e libererà per lo Stato un fatturato potenziale di 3,5 miliardi di euro». Saranno contenti gli albergatori, ma magari un po’ meno i proprietari di casa, almeno stando a quando spiega Alberto Melgrati, amministratore delegato di Halldis: «Il settore è in forte crescita per la diffusione di portali on-line quali Booking.com, Airbnb, HomeAway. Il vuoto legislativo aveva promosso fenomeni per certi aspetti positivi, come la disintermediazione, ma anche determinato una non sana competizione con gli alberghi e favorito il nero».

Tassa Airbnb: cosa cambia per host e clienti

Ma cosa cambia per le due parti coinvolte? Va da sé che, con l’ingresso di una cedolare secca, ci sarà un aumento dei costi per gli utenti finali. Infatti, va da sé che gli host si rivarranno sui clienti finali per rifarsi della cedolare secca da versare allo Stato. Non solo, per i clienti, probabilmente, ci sarà anche da pagare la tassa di soggiorno. Finora elusa. Fittare un appartamento con Airbnb dovrebbe dunque diventare più oneroso e meno conveniente rispetto a come è ora.

Aldo Rossi, del Sunia, il sindacato degli inquilini, è meno entusiasta: «Tutto quello che sottrae denaro all’evasione va bene – premette – ma credo che avrà un’incidenza relativa. Bisogna capire che cifre si aspetta il governo. Teniamo conto, però, che molti affitti stagionali avvengono tramite contatti personali o piccole agenzie…». Quindi sospetta che in realtà si andrà ad appesantire un settore senza particolari introiti.

Il country manager di Airbnb in Italia, Matteo Stifanelli, aveva già dichiarato lo scorso anno che l’azienda è comunque interessata a risolvere la questione delle tasse. Trovando un sistema che possa mettere d’accordo i suoi clienti con le esigenze del fisco di evitare i fenomeni di evasione nel settore. Al contempo però, Stifanelli ha però definito “troppo semplicistica” la proposta della cedolare secca, aggiungendo che si sarebbe rivelata nella sostanza una “tassa per il Web”.

Entusiasta invece ovviamente Federalberghi, che parla finalmente di equiparazione dinanzi al fisco di Airbnb rispetto ai tradizionali alberghi. Lo scorso anno, il sindacato degli albergatori, aveva presentato proprio uno studio sul fenomeno Airbnb. Secondo Francesco Boccia, Pd, presidente della commissione Bilancio della Camera, invece il vero obiettivo dovrebbe essere far pagare le tasse proprio ad Airbnb e alle altre aziende straniere che operano sul web. Giusto rendere più trasparente e certo il pagamento delle tasse per chi affitta casa ai turisti, spiega Boccia, ma gli intermediari del web per ora sfuggono del tutto, perché hanno sempre sedi all’estero, magari in Irlanda: «Hanno solo una decina di dipendenti in Italia e fatturano milioni. La quota che Airbnb prende sia dai proprietari che dagli affittuari non è fatturata in Italia, ma all’estero (…) Sennò succede come Amazon, che magari ti consegna libri da un magazzino a che si trova a Cernusco sul Naviglio, ma ti manda la fattura dal Lussemburgo. Sono elusori totali».

Insomma, tornando alla metafora della mano invisibile di Adam Smith all’italiana: anziché alleggerire il fisco per gli albergatori, si va a colpire chi offre un servizio snello e conveniente.

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2 commenti

  1. Bisogna aspettare di vedere nella realtà cosa accadrà. La legge è stata scritta di nascosto, senza aver contattato Airbnb e senza aver analizzato il fenomeno nelle sue infinite varianti e variabili. Non prevede niente di specifico perché ha il solo obbiettivo di salvaguardare gli alberghi e gli albergatori. Quindi, sarà una legge capestro che obbligherà gli host a scervellarsi per capire come fare a pagare la tassa perché Airbnb ha più volte dichiarato che non farà il sostituto di imposta salvo che vi siano le condizioni e i tempi per organizzarsi correttamente. La sharing experience del turista, tuttavia, è un fenomeno in crescita e chi la vorrà sperimentare andrà in Germania, Olanda, Danimarca, Spagna e in altri paesi dole la cosa è stata regolamentata con intelligenza…

  2. Per chi paga regolarmente le tasse non cambierà nulla!
    Il problema è che non si fa niente per alleviare chi continua a pagarle, ormai allo stremo, ne azioni per contrastare gli evasori totali e quelli abusivi che con una semplice partita iva gestiscono un enorme numero di appartamenti. Un’ulteriore colpo di grazia a noi piccoli imprenditori che lavoriamo ai margini del Turismo con le case vacanza è l’abolizione del voucher (buoni lavoro), ringraziamo i sindacati ormai fuori dalle logiche del mondo.
    I fenomeni come AIRBNB continuano a meravigliarci e non si capisce che il marcio è qui da noi.
    Quando riusciremo ad agire nel verso giusto e a crescere come gli altri paesi?

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