La ricetta medica “rossa” va in pensione per lasciare spazio all’ePrescription, la nuova ricetta elettronica. La rivoluzione digitale della sanità pubblica, dopo una fase di sperimentazione lunga tre anni, sancisce l’addio ai tradizionali, e costosissimi, blocchetti rossi utilizzati dai medici per le prescrizioni ai pazienti. Tutto sarà gestito direttamente online, con svariati vantaggi per gli utenti del Servizio Sanitario Nazionale (e qualche lamentela da parte dei medici di famiglia). Di certo, la ricetta medica elettronica pone fine a un obsoleto spreco di denaro pubblico, con un risparmio di circa 400 milioni di euro l’anno.

Ricetta elettronica: come funziona e cosa cambia

Se hai avuto necessità di farti prescrivere un farmaco avrai già notato la novità: a partire dal 1 marzo i medici di famiglia non utilizzano più le ricette cartacee prestampate rosse, bensì trasferiscono tutte le informazioni all’interno del sistema informatico delle Aziende Sanitarie, rendendo la prescrizione totalmente digitale.
Per i pazienti cambia poco, se non il risparmio di tempo per ottenere le ricette che non necessitano di visite mediche e che possono essere richieste anche via internet. Per le prescrizioni conseguenti a una visita, invece, il medico di famiglia consegna al paziente un promemoria su carta semplice con tutte le informazioni ora riportate sulle ricette rosse, che saranno finalmente ben leggibili perché stampate al computer, e un codice a barre ad uso dei farmacisti.
Ai pazienti basterà consegnare in farmacia il promemoria, accompagnato dalla tessera sanitaria personale, per ottenere il medicinale che si necessita (con l’esclusione, per il momento, di quelli oppiacei e stupefacenti, quelli prescritti da centri specialistici per determinati fini terapeutici e l’ossigeno). La ricetta elettronica nei prossimi mesi sarà allargata anche a prescrizioni per esami e visite specialistiche e accettata da cliniche, ambulatori e ospedali.

Ricetta elettronica. Credits: perspec_photo88, flickr

Prescrizione medica elettronica: i vantaggi per i pazienti

Gli italiani hanno già misurato l’impatto positivo della digitalizzazione in ambito sanitario con la scomparsa delle ingombranti lastre delle radiografie e con la modifica delle procedure per l’invio dei certificati di malattia per le assenze di lavoro, che adesso vengono trasmessi all’Inps direttamente dai medici di famiglia senza dover spendere tempo, e soldi, alle Poste per effettuare una raccomandata.
Le prescrizioni mediche in formato elettronico sono perfettamente equivalenti a quelle tradizionali cartacee ma infinitamente più vantaggiose sotto molti punti di vista. Con la ricetta elettronica  i farmaci prescritti possono essere ritirati anche al di fuori del territorio della Asl di pertinenza senza rischiare di doverli pagare a prezzo pieno. Tutte le farmacie pubbliche e convenzionate sul territorio nazionale, infatti, attraverso il sistema informatico centralizzato possono calcolare in tempo reale eventuali ticket ed esenzioni vigenti nella Regione di residenza del paziente.
L’adozione del formato elettronico, inoltre, automatizza i processi di gestione delle ricette mediche rendendo possibile l’interscambio di informazioni tra medici, pediatri, strutture di ricovero e di erogazione dei servizi sanitari. Sarà più facile effettuare, nel rispetto della privacy, controlli incrociati sull’appropriatezza prescrittiva in funzione del quadro clinico complessivo, con una conseguente maggiore sicurezza per i pazienti.
Gli unici a esprimere parziale insoddisfazione e criticità per il nuovo regime di prescrizione elettronica sono gli iscritti alla Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), che temono un aggravio di lavoro per la mole di dati anagrafici e di codici da inserire nel sistema telematico, con conseguenti svantaggi per il tempo tolto alle visite e per le attese più lunghe per i pazienti.

Ricette elettroniche: 400 milioni di euro il risparmio per il SSN

Tra i vantaggi dell’implementazione della prescrizione medica elettronica vi è indubbiamente quello economico per le casse del Servizio Sanitario Nazionale. Per le ricette rosse, infatti, venivano utilizzati fogli di carta prestampati dal Poligrafico dello Stato con un inchiostro speciale utile a evitare facili falsificazioni. Tra stampa, vidimazione e spedizione alle ASL, si calcola che le vecchie ricette arrivassero a costare almeno 40 centesimi l’una.
Considerando che i circa 50 mila medici di famiglia esistenti in Italia emettono ogni anno qualcosa come un miliardo di ricette rosse, il calcolo del risparmio apportato dalla loro digitalizzazione al Servizio Sanitario Nazionale è presto fatto: circa 400 milioni di euro, ossia quasi mezzo punto percentuale della spesa sanitaria pubblica complessiva.
Se si stima che in media una ricetta su cinque non viene utilizzata, per la scadenza dei termini di prenotazione di una visita medica o per il mancato ritiro in farmacia delle medicine, ogni anno abbiamo buttato letteralmente nel cestino oltre 80 milioni di euro. La ricetta elettronica porterebbe ad azzerare questo spreco di risorse pubbliche, annullando allo stesso tempo qualsiasi rischio di falsificazione. Nell’arco di poco tempo anche il promemoria cartaceo sostitutivo dovrebbe sparire, per arrivare a una completa dematerializzazione delle prescrizioni mediche.