Aprire una partita Iva con il regime dei minimi

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Nonostante la crisi incomba oggi su quasi tutti i principali settori, gli italiani non hanno perso il gusto per l’esercizio della libera professione e, in proposito, non è certo un caso che negli ultimi anni si sia potuto assistere a una vera e propria ascesa dello strumento della “partita Iva” tra le più giovani generazioni.

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Anche sterilizzando le valutazioni dall’elemento pregiudizievole fondamentale, relativo al fenomeno delle “false partite Iva”, in Italia sono sempre di più i giovani che avviano una propria attività professionale. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, ad esempio, nel 2013 quasi il 60% delle 33mila aperture di nuove posizioni Iva sarebbe stato eseguito da lavoratori nati dopo il 1978.

Aprire la partita Iva con il regime dei minimi

Un aiuto dal Governo in tale ambito è stato concretizzato con la predisposizione del c.d. “regime dei minimi”, una forma fiscale particolarmente agevolata che permette di fruire di alcuni benefit. Cerchiamo di riassumere i principali:

  • il reddito viene tassato del 5% e non seguendo le aliquote applicate agli scaglioni Irpef (minimo 23%)
  • le fatture non sono soggette a Iva e, dunque, non è necessario procedere con le liquidazioni Iva periodiche
  • non si devono tenere scritture contabili sulle imposte dirette
  • si è esenti dal pagamento dell’Irap
  • non si deve applicare ritenuta d’acconto
  • non si è soggetti agli studi di settore
  • anche in tale regime sarà possibile detrarre una buona parte di tutte le spese che abbiano a che fare con l’attività lavorative, andando a comprimere ulteriormente il peso fiscale.

La “contropartita” è tuttavia rappresentata da un limitato utilizzo di tale regime, che prevede che il reddito annuo non superi i 30.000 euro (se l’apertura viene effettuata in corso d’anno, si deve fare la proporzione sulla base dei mesi). Un dettaglio numerico che può condurre a due distorsioni: la prima corrisponde al fatto che il reddito a cui si rinuncia può essere superiore al risparmio determinato dalle agevolazioni; la seconda è rappresentata dalla tentazione a evadere il reddito eccedente affinché non superi la soglia dei 30.000 euro.

Altro limite è rappresentato dal fatto che il lavoratore non deve acquistare beni strumentali superiori a 15.000 euro. Se i beni sono destinati all’attività imprenditoriali in via esclusiva, il loro valore è conteggiato al 100%. Se i beni sono di uso “promiscuo” (ossia vengono utilizzati anche per attività non imprenditoriali) il valore è conteggiato al 50%. Il lavoratore, inoltre, non deve sostenere costi per l’impiego di personale o per i collaboratori.

Ancora, è necessario non aver conseguito un’attività professionale nei tre anni precedenti all’apertura della partita, nemmeno in forma consociata o familiare. Ne consegue che l’attività per la quale si apre la partita non deve rappresentare la prosecuzione di un’attività precedente, sia stata essa realizzata in qualità di lavoratore dipendente o autonomo. Non è possibile nemmeno condurre attività che rientrino nella categoria “regima Iva speciale”: si pensi a attività agricole, editoriali, agenzie di viaggi, vendita di Sali e Tabacchi e così via.

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