Anche Virgin investe su Hyperloop, un treno futuristico superveloce

Musica per le orecchie di Hyperloop, un sistema di trasporto che consiste in un treno che viaggia in un tubo alla velocità di un aereo. Riducendo così distanze molto ampie nel giro di pochi minuti. Già perché ad investire massicciamente nel progetto Hyperloop One è anche Virgin Group, storica casa discografica guidata da Richard Branson. Tant’è che il nuovo nome del progetto è Virgin Hyperloop One. Negli ultimi mesi sono stati vari i test che hanno riguardato il tubo “DevLoop”, svoltisi nei pressi di Las Vegas. La prova di maggior durata ha toccato una tempistica pari agli undici secondi, con una velocità pari ad oltre 310 chilometri l’ora (quella che riescono a raggiungere nel picco massimo Italo o Frecciarossa per intenderci). Quindi pari a 86 metri percorsi ogni secondo.

Ad oggi la distanza massima percorsa è limitata a 436 metri con un picco di accelerazione registrato di 1,48 G pari a una accelerazione sui cento metri di 1,8 secondi. Il tubo DevLoop è attualmente lungo 500 metri con un diametro di 3,3 metri di ampiezza. Richard Branson si auspica che tramite il Virgin Hyperloop One si possa arrivare a percorre la tratta Londra-Edimburgo in 50 minuti. Con i soldi che ha immesso nel progetto, siamo sicuri che ci riusciranno. Vediamo meglio in cosa consiste l’Hyperloop One e l’investimento di Virgin Group.

L’investimento di Virgin nel progetto Hyperloop One

Richard Branson, considerato il baronetto della musica rock e dei trasporti (treni e aerei) ha reso ufficiale il suo interesse per ora solo ventilato nel progetto Hyperloop One. Sebbene la cifra precisa del suo apporto economico non è stata invece ancora ufficializzata. Si parla comunque di svariati milioni di euro. Hyperloop One – almeno stando al progetto del suo ideatore Elon Musk – toccherà 1.200 chilometri l’ora lanciato in un tubo a bassa pressione all’interno del quale si muovono mini convogli sospesi grazie a onde magnetiche. Una sorta di treno volante dunque.

Branson descrive il progetto come “una innovativa ed eccitante modalità di trasporto delle persone alla velocità degli aerei sulla terra”. Il che avrà anche implicazioni nel nome del marchio, che sarà come detto “Virgin Hyperloop One”. Branson descrive entusiasta il progetto, affermando che “passeggeri e merci verranno caricati su una “carrozza” e lanciati in una progressiva accelerazione con propulsione elettrica in un tubo a bassa pressione”. Il progetto sta facendo grandi passi in avanti e come detto, punta a ridurre le distanze temporali tra la capitale inglese Londra e quella scozzese Edinburgo. Ad oggi la distanza su terra è comprensiva in treno di 4 ore e 20 minuti, mentre in auto parliamo di 7 ore e 47 minuti. Come detto, Hyperloop One punta a ridurre le distanze a 50 minuti. Le stesse che oggi riguardano con Frecciarossa o Italo Napoli e Roma. Altrimenti raggiungibili in quasi 2 ore (sia con treno ordinario che in auto). Dunque, solo un dimezzamento grazie all’alta velocità italiana. Mentre qui stiamo parlando di tempi ridotti di otto volte o addirittura 16 volte.

Come funziona Hyperloop

Hyperloop è un progetto di tecnologia futuribile per il trasporto ad alta velocità di merci e passeggeri all’interno di tubi a bassa pressione, nelle quali le capsule sono spinte a velocità supersonica mediante tecnologici motori lineari a induzione nonché compressori d’aria. L’infrastruttura su cui poggia il sistema Hyperloop dovrebbe essere costituita da un doppio tubo sopraelevato in cui possono scorrere delle capsule adibite al trasporto di merci o persone. A leggere ciò, la tanto criticata TAV Torino-Lione fa praticamente sorridere e mostra tutto il suo essere obsoleto.

Come funziona Hyperloop? L’interno del tubo è tenuto a bassa pressione per minimizzare l’attrito dell’aria e dare così maggiore propulsione al treno. Ma per ridurre ancora di più l’attrito col suolo, le capsule vengono mosse su un cuscino d’aria generato attraverso più aperture nella sua base. A proporre per primo questa tecnologia di mobilità velocissima, è stato Elon Musk, imprenditore statunitense, a cavallo tra il 2012 e il 2013. Le società che oggi stanno lavorando al progetto sono Hyperloop One (già Hyperloop Technologies Inc. e come detto presto Virgin Hyperloop One con l’investimento di Branson), dalla Hyperloop Transportation Technologies (HTT), e la canadese Transpod.

Le prove vengono condotte in modalità collaborativa e open-source, attraverso il framework OpenMDAO e occorre sottolineare che ad oggi non è stato depositato alcun brevetto. Del resto, la tecnologia è molto complicata ed innovativa e sono bassi i rischi che venga copiata. Tuttavia, sarebbe opportuno farlo in quanto la concorrenza in ambito tecnologico è spietata. Come è sempre stato. Si tratta di una tecnologia definita Vactrain, tornata in auge in quanto oggi ci sono tecnologie molto interessanti e un tempo assenti. Soprattutto quelle che permettono di portare e mantenere i lunghi tubi di trasporto a bassa pressione e quelle che permettono di realizzare lunghi motori elettrici lineari. E ciò va anche contro ogni previsione del futuro, visto che si riteneva che ci saremo spostati per via aerea (si sprecano i film con auto volanti) e invece il treno sta vivendo una seconda giovinezza.

Storia di Hyperloop

Il primo passo avanti verso questa tecnologia si è avuto l’11 maggio 2016: è stato realizzato in Nevada un primo prototipo parziale in scala 1:1. Esso consisteva in un carrello che ha raggiunto una velocità di 186 Km/h dopo un’accelerazione di soli due secondi. Tuttavia, è stato frenato con mezzi rudimentali: ovvero sacchi di sabbia. Infatti non era ancora stato ideato un sistema di frenatura. Sempre in quel mese è stato reso pubblico che le ferrovie russe avvieranno una collaborazione con Hyperloop Technologies Inc. poiché interessate a ridurre le distanze tra Mosca e San Pietroburgo.

Nel corso dell’undicesimo World Congress on Railway Research tenutosi a Milano sempre quel mese, l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Renato Mazzoncini, ha affermato che la società che rappresenta è intenzionata ad investire nel progetto. Pur essendo però consapevole che per come è fatta morfologicamente l’Italia, difficilmente Hyperloop One possa trovare un seguito da noi. In fondo l’Italia è un Paese di brevi dimensioni, soprattutto in larghezza ma anche in lunghezza. Quindi sarebbe quasi inutile. Ferrovie dello Stato dovrebbe invece avere maggiore cura dei treni ordinari, specie quelli regionali. Che ogni giorno sono una tortura per migliaia di passeggeri italiani.

Nell’agosto di quest’anno, Hyperloop One ha fatto esperimenti in Nevada, raggiungendo una velocità di circa 300 Km/h in un tubo depressurizzato di 500 metri di lunghezza.

Critiche a Hyperloop One

Naturalmente, ogni tecnologia porta con sé entusiasmi ma anche scetticismo e paure. E questo treno supersonico non è esentato da questa dura legge. La critica maggiore che viene mossa a Hyperloop è il fatto che i passeggeri andranno a trovarsi in capsule strette, sigillate e senza finestrino. Praticamente come fossero bestiame o merci. Oltretutto, in un tunnel sigillato di acciaio, soggetto a consistenti forze di accelerazione. Inoltre, sarebbero sottoposti a rumori molto fastidiosi, dovuti all’aria compressa canalizzata attorno alla capsula a velocità quasi soniche. Del resto, basta considerare che i rumori sono già udibili in un treno della metro nel picco della sua alta velocità, figuriamoci in simil contesto.

Oltretutto, nonostante il tubo sia almeno inizialmente liscio, il terreno potrebbe avere degli spostamenti a causa dell’attività sismica. Del resto, a quelle velocità costanti, bastano già minime deviazioni per generare piccoli spostamenti. Figuriamoci ad oltre 300 Km/h come quelli toccati come detto negli ultimi test. Si provocherebbero notevoli vibrazioni e urti tra i passeggeri.

Questi ultimi poi difficilmente potrebbero muoversi durante il viaggio. Anche per andare in bagno o avere assistenza se si sentono male. Certo, il viaggio è in teoria molto breve quindi occorre essere proprio sfigati per avere simili esigenze. Ma essendo un luogo pubblico un bagno e un minimo di kit per il soccorso deve essere tenuto. Poi c’è il problema pratico della logistica per risolvere casi di malfunzionamenti, incidenti ed evacuazioni di emergenza.

Anche il tubo nel quale questo treno superveloce dovrebbero muoversi, suscita perplessità. Il professor John Hansman ha ad esempio avanzato il problema di un possibile leggero disallineamento del tubo e la potenziale interazione tra il cuscino d’aria e l’aria a bassa pressione. Ponendosi il problema di cosa potrebbe succedere se malauguratamente mancasse l’elettricità e il treno si trovasse ancora lontano da una città. Altra obiezione deriva dal professor Richard Muller, riguardo il fatto che i tubi potrebbero essere vulnerabili, essere attenzionati dai terroristi (che a quelle velocità farebbero facilmente una strage) o che il sistema potrebbe trovare problemi per la sporcizia che si accumula tutti i giorni.

Hyperloop quali tratte

Oltre alla succitata Londra-Edinburgo e a Mosca-San Pietroburgo, altre tratte su cui si vorrebbe provare Hyperloop sono:

  • Los Angeles – San Francisco
  • Toronto – Montreal
  • Budapest – Bratislava
  • Dubai – Abu Dhabi
  • Corsica – Sardegna
  • New York – Washington

Dunque, un progetto italiano ci sarebbe pure, per collegare la Corsica alla Sardegna. Mentre inutile sarebbe tra Sicilia e Calabria, data la brevità del tratto. Nel quale da anni si parla di un Ponte che colleghi le due regioni, ma ci sono troppi dubbi a riguardo: danni all’ecosistema, ricade in una zona sismica, rischio di ingerenze mafiose, lavori fatti male, infrastrutture carenti in entrambe le regioni.

Virgin, chi è il marchio che vuole correre super veloce

Ma chi è Virgin, che intende investire massicciamente in Hyperloop? Virgin Group Ltd è un gruppo di società separate che utilizzano il marchio Virgin del celebre magnate britannico Richard Branson. Investe in settori quali viaggi, intrattenimento e mass-media. Il Gruppo Virgin esiste già dagli anni ‘70, sebbene abbia deciso di quotarsi in Borsa solo nel 1989. Richard Branson detiene il completo controllo e la proprietà del marchio Virgin, sebbene essa sia molto articolata nella sua organizzazione. Infatti, ogni società che opera sotto il marchio Virgin è un’entità a sé. In alcuni casi interamente di proprietà dello stesso Branson, mentre in altri egli detiene solo quote di minoranza. Talvolta, il marchio Virgin viene concesso in licenza a società che hanno acquisito una divisione: si pensi alla casa discografica Virgin Music (ora di proprietà di EMI).

Anche per Branson però vale il motto: non tutti i marchi finiscono col buco. O meglio, questi di seguito sono marchi finiti con un buco di bilancio. E ne è stata decretata la fine o Branson li ha ceduti:

  • Virgin Drinks: che produceva bevande
  • Virgin Radio Italia: emittente radiofonica italiana, oggi finita nel gruppo Finelco (da non confondere con il gruppo bancario Fineco)
  • Virgin Electronics: per produrre prodotti elettronici. Cessò di esistere nel marzo 2005
  • Virgin Games: produttore di giochi online e scommesse
  • Virgin Interactive: (inizialmente Virgin Games): distributore di giochi per Pc finito nelle grinfie di Titus Interactive
  • Virgin Radio UK: emittente radiofonica finita nella proprietà di TIML). Ha chiuso il 28 settembre 2008 trasformandosi in Absolute Radio
  • Virgin Records: già citata in precedenza, oggi diventata di proprietà di EMI
  • V2 Records: altra etichetta discografica fondata da Branson dopo la cessione alla EMI della succitata Virgin Records. E’ stata anche essa ceduta nel 2006
  • Virgin Mobile Francia: operatore telefonico virtuale MVNO oggi finita in Société française du radiotéléphone

Ora tocca al neonato Virgin Hyperloop One. Porterà a termine la sua mission o farà la fine dei marchi succitati?

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