Cosa si intende per anatocismo? Che differenza c’è con l’usura?

anatocismo

Cosa si intende quando si utilizza il termine “anatocismo“? Perchè si parla di “anatocismo bancario“, ma soprattutto perchè vediamo spesso accoppiati i termini “anatocismo” e “usura“? Vediamo insieme l’origine di questa parola e cerchiamo di capirne di più con una spiegazione economica facilitata e più intuitiva.

Significato “Anatocismo”

Qual è dunque il significato di questo termine? La parola da altre due greche che significano “sopra, di nuovo” (anà) e “usura, interesse”. Già da qui possiamo accorgerci come il collegamento con l’usura sia del tutto spontaneo e naturale. Nel linguaggio bancario invece, per anatocismo si intende la produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi resi produttivi sebbene scaduti o non pagati, su un determinato capitale. Nella prassi bancaria tali interessi vengono definiti composti. In pratica è come se andassimo a pagare degli interessi sugli interessi stessi, ma che si sono venuti a creare con la somma degli interessi già precedentemente concordati. anatocismoPer tradurlo ancora di più a livello pratico, supponiamo che ogni 6 mesi dobbiamo versare 500 euro di interessi. Se il tasso fosse fisso, andremmo a pagare sempre questa stessa cifra, invece mediante l’anatocismo, nella seconda semestralità ci ritroveremmo a pagare 525 euro, ossia un interesse sull’interesse stesso.

Anatocismo bancario

Si sente spesso parlare di anatocismo bancario proprio perchè è stata una pratica utilizzata dalle stesse banche italiane con altissima frequenza negli scorsi anni, finchè il tutto non è stato regolamentato dalla normativa. Di che si tratta? Come già introdotto, invece che calcolare l’interesse annuo, viene calcolato trimestralmente. Il maturato viene sommato all’intero capitale e per i successivi tre mesi viene ricalcolato il tutto su quest’ultimo, quindi con una maggiorazione. Le banche hanno utilizzato questo meccanismo sui conti in rosso aumentando così le obbligazioni del debitore ma lasciando tutto stabile e inviarato per i creditori a livello annuo. L’anatocismo bancario è da sempre stato vietato secondo l’art. 1283 del Codice Civile. Ciò nonostante, le Banche agivano legittimamente quando applicavano la metodologia di calcolo degli interessi sopra descritta, perché tale comportamento era stato ampiamente avallato dalla giurisprudenza, almeno fino al momento in cui è iniziato tutto il processo di revisione interpretativa delle norme riguardanti l’anatocismo, che ha portato dopo molti anni alla famosa sentenza della Corte di Cassazione del 4 novembre 2004, n. 21095.

Anatocismo e usura

L’anatocismo ed in particolare l’anatocismo bancario, viene spesso paragonato ad una sorta di usura. Anzi, forse si potrebbe anche definire usura bancaria, perchè il processo di capitalizzazione degli interessi è simile all’interesse maggiorato richiesto dagli strozzini e senza alcuna motivazione a priori. Quindi al di là di un collegamento etimologico, ne esiste anche uno a livello applicativo, nella realtà dei fatti.
Tuttavia, a livello bancario si parla di tasso di usura, quando si supera il tasso di soglia, ossia quel tasso stabilito al momento della stipulazione di un contratto tra i due soggetti in questione.

Come si può rimediare all’anatocismo?

Fino a qualche anno fa se ci si accorgeva di ciò bisognava affrontare un lungo processo in tribunale, ma è stato recentemente introdotto un processo di mediazione civile che permette di accorciare i tempi. Oggi rivolgendosi ad un Organismo di Mediazione accreditato dal Ministero della Giustizia, si potrà ottenere agevolmente una risposta in tempi brevi e a costi contenuti.

Sempre più persone scelgono la mediazione come strumento moderno e rapido per la soluzione ai conflitti di ogni genere.
I costi di un procedimento di mediazione sono solo una frazione di quelli di una causa, e i tempi sono stabiliti per legge in un massimo di tre mesi contro gli anni di un giudizio ordinario. A riguardo si sente anche parlare di ostracismo, il cui significato è tutt’altro. Con questo termine si indicava infatti ad Atene, nell’antica Grecia, l’istituzione giuridica che stabiliva l’esilio temporaneo (di ad esempio 10 anni) per un cittadino considerato o considerabile pericoloso per la società stessa. Ad oggi il termine viene ripreso dalla psicologia e dalla sociologia per indicare quel processo di emarginazione e di estraniazione di un individuo dalla sua cerchia sociale, isolandolo ed inducendolo ad avere atteggiamenti non più coerenti con quelli precedenti.

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