Analisi emotiva e Forex

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Analisi tecnica, analisi fondamentale, analisi emotiva. Sono questi i tre livelli di analisi che un trader deve imparare a realizzare se intende frequentare il forex in modo proficuo.

Ma cosa si intende con tali termini? In linea di massima, la prima prevede lo studio dei grafici, la seconda lo studio degli eventi economici, la terza… lo studio della psicologia degli investitori.Le analisi tecnica, fondamentale ed emotiva si muovono dunque su tre piani diversi, ordinabili secondo un principio di scientificità. La prima è scientifica, perché si basa sulla forza dei numeri e sul calcolo delle probabilità. La seconda è più razionale che scientifica, perché si basa sulle capacità di interpretazione rispetto ai fatti economici e al loro eventuale impatto sul mercato delle valute. La terza, non presuppone né razionalità né scientificità. Il suo fondamento sta nella capacità di intuire più che di analizzare.

Perché l’analisi emotiva è importante? C’è da dire, innanzitutto, che è piuttosto snobbata. In un mondo in cui i numeri la fanno da padrone, e l’economia si arroga il diritto – non sempre confermato dai fatti – di porsi a scienza complessa, lo studio delle dinamiche psicologiche, che obbligatoriamente gioca sull’arbitrarietà delle conclusioni, è considerato come un argomento di serie B.

Ciononostante, l’importanza dell’analisi emotiva è innegabile. O, come minimo, è innegabile la capacità di impatto che il cosiddetto sentiment – ossia il complesso di emozioni che coinvolge quasi come un sol uomo la massa degli investitori esercita negli forex. La casistica è ampia e facilmente consultabile. Tutti i casi analizzabili sono legati da un leitmotiv: in un momento in cui, stando alle fredde evidenze dei numeri – il mercato avrebbe dovuto prendere una certa piega, gli investitori – a causa di fatti “esogeni” – hanno intrapreso la strada opposta. Imprevedibilità sarebbe la parola d’ordine. L’analisi emotiva cerca proprio di sottrarre all’imprevedibilità il dominio della situazione.

Come si realizza una buona analisi emotiva? Le regole sono poche, il resto è deputato all’esperienza e all’intuito. La regola numero uno consiste nell’immedesimazione. Non bisogna ragionare in base ai propri sentimenti e al proprio vissuto, bensì in base a quelli che – presumibilmente – dominano gli investitori “protagonisti” del segmento di mercato cui ci riferiamo. Un esempio: durante la fase più acuta della crisi valutaria di gennaio, quella che per intenderci ha colpito i paesi emergenti, i panni in cui calarsi per realizzare l’analisi emotiva non sono stati quelli dell’investitore tipo, ma piuttosto quelli dell’investitore che – malauguratamente – aveva spostato gran parte delle sue risorse nei pesos argentini.

La seconda regola è quella di approcciarsi, per quanto possibile, con uno sguardo clinico e cinico. Come farlo? Semplicemente ponendo a confronto la situazione del presente con una o più situazioni simili che si sono verificate in passato. Visto che l’animo umano è dominato dalle stesse dinamiche di sempre, è presumibile che una dato avvenimento corrisponda una data reazione.

La terza regola, infine, è quella di… non fidarsi delle prime due. O, almeno, di non fidarsi ciecamente. Proprio perché siamo nel campo dell’emozione, e la prevedibilità è un elemento preponderante, non è detto che tanto l’immedesimazione quanto l’approccio comparativo forniscano garanzie assolute. L’ideale è procedere con metodo ma prepararsi contemporaneamente a una smentita clamorosa delle proprie valutazioni.