Ammenda di 1,06 miliardi per Intel: i fatti andranno rivalutati

Per l’avvocato generale della corte UE, Intel dovrà vedersela con un’ammenda di 1,06 miliardi per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato dei processori CPU. Tale abuso è stato effettuato negli anni tra il 2002 e il 2007 attuando una strategia per non dare via di scampo a uno dei suoi principali competitor: Advanced Micro Devices, Inc.

Ammenda di 1,06 miliardi per abuso di posizione dominante. Di che si tratta?

Si parla di abuso di posizione dominante quando un’azienda detiene grosse quote di mercato, come in questo caso Intel con il 70% e non permette ad altri concorrenti di immettersi sullo stesso mercato proprio per mancanza di capitale da investire in attività di ricerca e sviluppo, dove sarebbe ovviamente superata e da Intel e dove non ci sarebbe dunque la benché minima competizione.

Nello specifico Intel ha fatto in modo che Dell, Lenovo, HP e NEC, si rifornissero esclusivamente da lei a prezzi scontati per quanto riguarda i processori CPU. Oltre agli sconti ha anche preso accordi per quanto riguarda i pagamenti con la società Media-Saturn in modo che questa vendesse esclusivamente computer con processore Intel. Questi due “atteggiamenti”, secondo la commissione europea hanno fidelizzato i seguenti clienti e li hanno portati ad interagire esclusivamente con l’azienda che ora deve pagare un’ammenda di 1,06 miliardi. ammenda di

Come pensa di aggirare l’ammenda di 1,06 miliardi?

Intel ha però schierato i suoi avvocati che hanno elencati cinque principali motivi di impugnazione sul perché questa ammenda non fosse corretta e richiedendo dunque una revisione dell’intero processo, così come anche della sentenza e dell’ammenda di 1,06 miliardi. Il tribunale generale dovrà allora rivedere i fatti prima di confermare la sentenza.

Le motivazioni elencate fanno leva su alcuni punti specifici, uno fra tutti quello degli sconti. Effettuare degli sconti ad alcuni fornitori non è un’azione che preclude dal mercato altre aziende, ossia la preclusione non porta necessariamente all’esclusione dal mercato di altri soggetti. Questo annulla o almeno, attenua, l’accusa di posizione dominante rivolta ad Intel.