Amazon supera Apple e Google nei marchi che valgono di più

Negli ultimi tempi, il colosso americano dell’e-commerce Amazon fa sempre parlare di sé, nel bene e nel male. Si è parlato molto delle condizioni lavorative dei suoi dipendenti, fatte di autismo e al limite dello schiavismo. Tanto che l’Hub di Piacenza è arrivato a scioperare nei giorni cruciali pre-natalizi.Si è parlato della volontà dell’azienda di introdurre un braccialetto elettronico per controllare i dipendenti. Una sorta di nuova catena per schiavi. Si è parlato della possibilità di far effettuare le consegne da parte di droni e macchinette self driving, sebbene non si sa quando questa novità potrebbe arrivare in Italia in quanto occorre modificare la legge sulla privacy e il codice stradale. In realtà si tratta ancora di un brevetto e dunque bisogna andarci cauti valutando se l’oggetto verrà utilizzato invece per migliorare il lavoro dei dipendenti.

Ancora, si è parlato del fatto che il suo fondatore, Jeff Bezos, è l’uomo più ricco del mondo. Superando in cima alla classifica il creatore di Microsoft, Bill Gates, e il Guru del trading, Warren Buffet. Che magari potrebbe cambiare la sua idea sul Bitcoin per tornare in vetta. E ora, è notizia di queste ore che il marchio Amazon abbia superato due colossi come Google ed Apple in termini di valore di mercato. Giungendo a quota 150 miliardi di dollari. Una cifra che da sola riesce a coprire un terzo della capitalizzazione della crema di Piazza Affari raccolta nel Ftse Mib. A dirlo è l’ormai annuale classifica stilata da Brand Finance, che riconosce un balzo del 42% nell’ultimo anno al gigante dell’e-commerce.

Vediamo dunque le ragioni del sorpasso e chi compone la Top 10.

Sommario

Amazon, il brand che vale di più davanti a Google e Apple

E pensare che Amazon era partita come semplice libreria online, che vendeva anche DVD. Anzi, se vogliamo andare ancora più indietro, l’attuale colosso dell’e-commerce era nato durante la tempesta speculativa dei dot-com. Titoli di aziende informatiche nate appositamente per speculare sul boom dell’informatica di fine anni ‘90. Poi tutto si rivelò una bolla speculativa e buona parte di quelle società si sono polverizzate. Mentre Amazon ha resistito e dopo una batosta iniziale, è diventato ciò che è diventato, a colpi di acquisizioni di importanti piattaforme.

Peraltro, Amazon non si culla sugli allori, pur già prevedendo una vasta gamma merceologica di prodotti. Mandando K.O. tanti store tradizionali, molti dei quali hanno deciso di utilizzare i suoi servizi per sopravvivere. Per il più classico motto: se il nemico è più forte di te, fattelo amico. Chi ha provato a fargli la guerra, mettendosi in proprio, ha dovuto ricredersi o chiudere i battenti. Ora Amazon è anchefornitore di infrastrutture cloud e produttore di elettronica. L’acquisizione di Whole Foods – 13,7 miliardi di dollari – ha lanciato Amazon anche nel mondo reale proiettando la multinazionale al di là del mero spazio digitale. Qualche anno fa ha anche provato a lanciare uno smartphone proprio, ma fu un autentico flop. Del resto, anche i migliori possono sbagliare.

Amazon si è buttata anche nel settore alimentare, inviando prodotti alimentari entro un’ora dall’acquisto, mentre entro quest’anno si parla che potrebbe addirittura acquisire un istituto bancario. Del resto, l’obiettivo del colosso americano è quello di diversificare il più possibile i propri investimenti. Dato che in un Mondo finanziario incerto come quello in cui viviamo, nessun settore è al sicuro.

Amazon supera Apple, il cui iPhone non basta più

Amazon è dunque riuscita nell’impresa di superare Apple e Google. Quanto ad Apple, il marchio nel 2016 vale 146,3 miliardi di dollari. Il problema di Apple sta proprio nella mancata diversificazione del marchio. La società di Cupertino vede le sue entrate giungere per due/terzi dagli iPhone. I quali sembrano pure stare perdere colpi. E non è bastato neanche il nuovo gioiellino iPhone X, che inizialmente doveva essere pieghevole superando la concorrenza del Galaxy X di Samsung che invece dovrebbe esserlo e dovrebbe essere lanciato entro quest’anno. Ipad ed iPod non bastano a coprire le perdite, avendo perso quell’appeal iniziale di quando uscirono.

Insomma, la società fondata da Steve Jobs deve darsi una mossa se vuole ancora primeggiare in futuro. In un mondo economico volubile come quello in cui viviamo, non si vive di rendita e con il solito prodotto.

Google si attesta al terzo posto

Google si attesta al terzo posto nella classifica dei marchi, con una crescita del valore del marchio relativamente lenta del 10% a 120,9 miliardi di dollari. Al di là del valore, la ricerca traccia anche la “forza” del marchio – ovvero la stima di quale percentuale di un’azienda è attribuibile al marchio – e incorona in questo caso Disney. Google ha perso due posizioni, passando dal primo posto del 2017 al terzo posto di oggi. Anche Big G ha molto diversificato la propria offerta, seppur mantenendosi sempre in ambito informatico. Potrebbe fare il salto con l’auto self driving lanciata due anni fa, ma per ora non sembra aver fatto il botto. Non mancano infatti incidenti e problemi tecnici.

Come stanno messi i marchi italiani nella classifica per valore di Brand

Nessun marchio si attesta nella Top 10. Neanche le griffe di moda o il marchio Ferrari, che in passato qualche volta ha fatto capolino in coda alla classifica. Comunque, a parte ciò, TIM è il brand che ha performato meglio, ma anche Gucci, Gruppo Generali, Poste, Gruppo Intesa San Paolo ed Enel hanno guadagnato posizioni nella Global 500. Ferrari scende di poche posizioni. Prada scende un po’ di più, ma si rifà nella classifica di settore dove guadagna posizioni. Eni invece è l’unico tra i 9 big italiani in classifica a perdere valore e posizioni.

Comunque, i 9 brand italiani in classifica hanno incrementato il proprio valore economico del 25% in più rispetto alla media. Le buone performance sono dovute alla forza con cui influenzano le scelte dei clienti, alla riduzione della corporate tax e all’apprezzamento dell’euro, in quanto la classifica è redatta in dollari. I brand italiani maggiormente consolidati sono passati da 4 a 6. Tra questi ci troviamo la succitata Ferrari, che è ritornata sul podio dei brand più influenti, ed Enel, il brand più forte tra tutte le utility del mondo.

Saluta con favore il consolidamento dei brand italiani Massimo Pizzo, managing director Italia di Brand Finance. In quanto vuol dire che tali brand hanno fatto un salto evolutivo. Infatti, prosegue Pizzo, non serve più fare prodotti di qualità o mantenere una certa efficienza produttiva. Per aumentare il proprio fatturato e margine di ricavi, in un mercato ormai totalmente globalizzato, occorre presentarsi anche con un brand che sia capace di orientare le scelte stesse dei clienti. Questi ultimi, infatti, in un Mondo estremamente iconico ed esteta, spesso sono più attratti dall’immagine che dal rapporto qualità-prezzo. Possedere spesso significa anche essere. Poco importa se un prodotto sia brutto o fatto con prodotti scadenti. Purtroppo pesa anche il modo con cui viene pubblicizzato.

Top 10 migliori Brand, le altre 7 posizioni

A parte il sorpasso di Amazon nei confronti di Apple e Google, vediamo le altre posizioni.

Samsung guadagna due posizioni

Veniamo al resto della classifica. Al quarto posto troviamo il marchio Samsung, che vale 92,2 miliardi di euro. Il colosso sudcoreano della telefonia e non solo, guadagna così due posizioni rispetto al 2017. Lo scorso anno, il brand ha pagato lo scotto di diversi problemi: il clamoroso flop del Galaxy Note 7, con l’esplosione di una quarantina di esemplari fino alla definitiva rimozione dal mercato dopo che anche la seconda serie ha finito per esplodere. Poi la condanna ad un pesante risarcimento nei confronti di Apple, per aver copiato alcune idee al colosso americano. Sebbene poi la multa sia stata ridimensionata. Infine, un caso di tangentopoli sudocreano che ha portato alla caduta del governo, ma anche al coinvolgimento del capo di Samsung.

Ora comunque il marchio è in ripresa, trainato dall’ottimo successo del Galaxy S8, non a caso lanciato sul mercato a metà aprile dopo una serie di controlli al fine di ovviare ai problemi del Note 7. Il Galaxy S8 si caratterizza per lo scanner dell’iride e un display con cornici superiore ed inferiore molto sottili e senza cornici di lato. Non a caso definito “Infinity”. E chissà che, con la discesa dei due brand americani, non potrebbe azzardare il podio nel 2019. Soprattutto se in questo 2018 lancerà il primo smartphone pieghevole della storia: il Galaxy X.

Facebook sale di 4 posizioni

Facebook si conferma ancora nella Top 10 dei brand di maggiore valore. Il Social network ha raggirato l’idea che sul web ogni cosa dopo qualche anno termini. In fondo, vive dal 2004 e mantiene una certa costanza lanciando sempre nuove accattivanti funzioni. Tanto per citarne qualcuna, i ricordi, la possibilità di girare Live, la possibilità di inserire emoticon oltre che Like ai post degli altri. Di recente poi ha acquisito maggiore credibilità con la lotta alle Fake news, tanto cara alla Presidente della Camera Boldrini. Sebbene ci sia sempre il rischio che, con la scusa della lotta alle Fake news, il potere controlli le news che non gli vanno bene. Infine, altra novità è che nei feed si darà maggiore priorità ai post di parenti ed amici, anziché a notizie.

Facebook si attesta quest’anno al quinto posto, guadagnando così ben nove posizioni rispetto al 2017. Segno che il brand è ancora vivo e vegeto ed è sempre pronto a rinnovarsi. Vale 89,6 miliardi di dollari ed insidia così Samsung.

AT&T scende di due posizioni

Perde invece due posizioni l’americana AT&T, il cui marchio vale 82,4 dollari. Ricordiamo che AT&T Inc. (acronimo di American Telephone and Telegraph Incorporated) è una compagnia telefonica statunitense con sede a San Antonio, Texas.

L’azienda americana è stata fondata nel 1885 ed è stata successivamente acquistata dalla Bell Telephone Company quattro anni dopo. Ha la sede principale negli Stati Uniti, mentre gli uffici principali si trovano a Londra, da cui viene gestita la parte europea, ma anchein Italia (sede principale a Torino; filiali a Roma e Milano). La sua rete di telecomunicazione copre 127 nazioni nel mondo. Oggi fornisce servizi vocali, video e trasferimento dati via Internet a privati, aziende e agenzie governative. AT&T e Verizon erano inizialmente gli unici gestori telefonici negli Stati Uniti a permettere l’utilizzo del telefono iPhone prodotto da Apple e lanciato nel 2007.

Microsoft perde due posizioni

Non solo Bill Gates è stato scavalcato al primo posto tra i Paperoni dal patron di Amazon, ma anche il suo colosso informatico ha perso due posti. In quanto se nel 2017 era sesto, ora si attesta settimo. Il marchio vale 81,1 miliardi di dollari. Microsoft è ancora un colosso indiscusso dell’informatica, il cui cavallo di battaglia resta ancora il sistema operativo per Personal computer Windows. Giunto alla sua decima edizione e sempre foriero di novità. Sebbene non sia mancato in passato qualche flop, come la versione Vista. O il tentativo di entrare nel mondo degli smartphone, sposandosi col colosso della telefonia finlandese Nokia. I due hanno dato come figli il Lumia, che però non ha avuto particolare riscontro, dato che buona parte degli utenti preferisce il sistema operativo Android. Morale della favola: i Lumia stanno ormai sparendo, mentre le due società hanno divorziato nel 2015 con Nokia che è tornata a fare telefoni in proprio. Col sistema operativo Android. Il quale non a caso oggi ricopre il 94% del mercato.

Verizon perde una posizione

Verizon perde invece una posizione, con un valore del marchio di 62,2 miliardi di dollari. Comunque, Verizon si attesta sempre nella Top 10. Ricordiamo che Verizon Wireless è una società con sede a Basking Ridge (New Jersey) interamente controllata da Verizon Communications, è il più grande provider di telecomunicazioni wireless degli Stati Uniti. Nell’aprile del 2015 ha fornito servizi wireless a circa 133,5 milioni di abbonati.

La società era in origine una joint venture di Bell Atlantic (Verizon Communications) e la società britannica Vodafone. Tuttavia il 2 settembre 2013 Verizon Communications ha acquistato la partecipazione di Vodafone per 130 miliardi di dollari.

Anche Walmart perde una posizione

Anche un’altra società americana perde una posizione: Walmart, con un valore del marchio di 61,4 miliardi di dollari. La Walmart Stores Inc è una multinazionale proprietaria dell’omonima catena di negozi al dettaglio Walmart, fondata da Sam Walton nel 1962. È il più grande rivenditore al dettaglio nel mondo, risultata essere la prima multinazionale al mondo nel 2010 per fatturato e numero di dipendenti. Oggi è la più grande catena operante nel canale della grande distribuzione organizzata.

Importante nel 2016 è stato l’accordo per l’acquisizione della piattaforma di commercio online Jet.com per 3.3 miliardi di dollari americani.

Chiude stabile la Top 10 la cinese ICBC

Spezza il dominio americano in coda alla classifica la cinese ICBC. Che conferma il suo decimo posto. Acronimo di Industrial and Commercial Bank of China, la ICBC è una banca cinese il cui maggior azionista, come vuole il capitalismo mascherato da comunismo cinese, è lo Stato. Secondo la classifica Fortune 500 del 2015, è la quarta azienda per fatturato e nel 1º posto nel mondo per un profitto di 44.7 miliardi di dollari. Nel 2006 è stata contemporaneamente quotata sulla Borsa di Shanghai e sulla Borsa di Hong Kong, con una IPO record di oltre 21,9 miliardi di dollari superata solamente nell’agosto 2010, con la offerta pubblica iniziale della Agricultural Bank of China per 22,1 miliardi.

Nel gennaio 2011 risultava essere la prima banca al mondo per capitalizzazione di borsa e per profitti. In quell’anno ha peraltro avviato una filiale anche in Italia, manco a dirlo a Milano, in prossimità della centralissima Galleria Vittorio Emanuele II.

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