Allarme Antitrust sulla Tassa Airbnb 2018: che cos’è e come funziona?

Allarme Antitrust per i rischi e le conseguenze dannose che la Tassa Airbnb potrebbe provocare a danno dei consumatori finali che fruiscono dei servizi di Locazione Breve. Introdotta con la “manovrina” di primavera (legge 96/2017) la Tassa Airbnb 2018 (cedolare secca sugli Affitti brevi) rischierebbe, secondo l’Autorità della concorrenza, «di alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori, con possibili ricadute negative sui consumatori finali dei servizi di locazione breve».

Tuttavia, accanto a questi effetti negativi l’applicazione della Cedolare Secca al 21% sulle locazioni delle case di villeggiatura con durata inferiore ai 30 giorni avrebbe il fruttuoso e benefico obiettivo di «contrastare il fenomeno dell’evasione»: l’Antitrust prende, pertanto, posizione sul tema in una segnalazione ai presidenti di Camera e Senato, al MEF ed all’Agenzia delle Entrate.

Cosa prevede la tassa sugli affitti brevi? Come funziona e quali sono gli obblighi ascrivibili agli intermediari immobiliari o ai portali web come Airbnb? Vediamo in questa fiscale che cos’è la Cedolare secca al 21% sui canoni degli affitti brevi e come procedere con il pagamento attraverso il Modulo F24.

Sommario

Tassa Airbnb 2018: i “timori” sollevati dall’Antitrust

La Tassa sugli affitti brevi che viene applicata ai canoni di locazione degli immobili destinati dai proprietari ad uso turistico e di villeggiatura è stata introdotta nella manovra correttiva di inizio 2017 e, per il corrente anno 2018, è stata riconfermata.

Cosa prevede l’applicazione della c.d. Tassa Airbnb 2018? Tutti gli intermediari immobiliari e le piattaforme digitali del calibro di Airbnb, attive nel mercato degli affitti turistici, sono obbligati ad agiscano da sostituti d’imposta e devono trattenere una ritenuta pari al 21% sui canoni delle locazioni con durata inferiore ai 30 giorni dovute dai proprietari dell’immobile. La ritenuta viene, a sua volta, incassata dall’erario.

Dal tenore del dettato normativo, oltre ad aver “sollevato” il discontento dei proprietari, l’Antitrust ha commentato l’intera vicenda affermando di essere «pienamente consapevole che l’intervento del legislatore mira a realizzare un interesse pubblico di natura fiscale e a contrastare il fenomeno dell’evasione. Tuttavia l’introduzione dei suddetti obblighi non appare proporzionata rispetto al perseguimento di tali finalità».

La lotta all’evasione fiscale che per anni ha caratterizzato il settore delle locazioni turistiche può essere perseguita “con strumenti che non diano al contempo luogo a possibili distorsioni concorrenziali nell’ambito interessato”.

L’Autorità sottolinea che la normativa vigente rischia di «scoraggiare, di fatto, l’offerta di forme di pagamento digitale da parte di piattaforme che hanno semplificato e al contempo incentivato le transazioni online, contribuendo a una generale crescita del sistema economico».

Quali sono i possibili timori? Oltre allo scontento dei proprietari degli immobili ed alle ripercussioni negative che potrebbero gravare sui costi dei servizi di locazione breve dei turisti e villeggianti, il timore maggiore che l’Antitrust ha sollevato è che «si alteri la concorrenza tra i gestori dei portali telematici a discapito di coloro che adottano modelli di business fortemente caratterizzati dal ricorso a strumenti telematici di pagamento».

Quali le possibili soluzioni avanzate dalla stessa Antitrust? Il suggerimento è quello di rivedere la normativa prevedendo «misure meno onerose per i soggetti coinvolti come la previsione di un obbligo fiscale di carattere informativo in capo agli intermediari e ai gestori di piattaforme immobiliari telematiche», in modo tale da comunicare all’Agenzia delle Entrate il flusso delle prenotazioni raccolte.

Che cos’è la Cedolare secca?

Dal punto di vista normativo, la Cedolare secca è un regime facoltativo di tassazione sostitutiva che si attua sul canone di locazione e affitto.

I proprietari dei beni immobili destinati ad essere ceduti in locazione come case vacanza possono scegliere di applicare la cedolare secca 2018 al contratto di affitto in alternativa al regime ordinario.

L’applicazione della Cedolare secca sostituisce in buona sostanza l’applicazione sul reddito dell’Irpef e addizionali regionale e comunali, dell’imposta di bollo e dell’imposta di registro e può essere applicata non solo ai contratti di locazione a lungo termine, ma anche agli affitti brevi aventi una durata inferiore ai 30 giorni.

La scelta per la Cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto.

Ritenuta cedolare secca 21%: come si paga?

La ritenuta cedolare secca al 21% deve essere versata entro il 16 del mese successivo a quello in cui è operata, gli intermediari immobiliari e i portali web (Airbnb) sono obbligati a fungere da sostituti di imposta e a certificare le ritenute operate nel corso dell’anno fiscale, oltre a rilasciare la CU al proprietario del bene immobiliare dato in locazione.

La risoluzione n. 88/E del 5 luglio 2017 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo 1919 da utilizzare per il versamento della ritenuta tramite modello F24 Elide, e codici “1628” e “6782” in caso di rimborso.

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