Alitalia, si fanno avanti anche Ryanair e Lufthansa: cosa potrebbe accadere

La compagnia di bandiera Alitalia rischia ancora letteralmente di precipitare. Lo scorso fine aprile, i dipendenti Alitalia hanno bocciato sonoramente con il 67% dei No l’accordo stipulato da azienda e sindacati che prevedeva un piano quinquennale basato su tagli agli stipendi per chi vola (fino a sfiorare il 20%, con una media dell’8%), tagli ai permessi (102 annui), cassa integrazione e nuovi assunti ma con contratti decisamente più sfavorevoli.

A votare ci è andato oltre il 90 per cento dei dipendenti, ossia 10.101 su oltre 11mila. I no sono stai oltre 6800. Si è così verificata una netta spaccatura tra personale di terra e di volo, dato che i secondi hanno bocciato seccamente il piano, mentre tra i primi si è registrata una lieve maggioranza in favore dei sì. Il risultato è comunque giustificato dal fatto che le condizioni proposte ai dipendenti di volo erano nettamente più sfavorevoli. Proprio a loro che svolgono il lavoro più delicato.

Cosa prevedeva il piano bocciato? La proposta di ricapitalizzazione da circa 2 miliardi di euro avanzata dagli azionisti di maggioranza (Unicredit e Banca Intesa Sanpaolo), nonché dalla compagnia araba Etihad (che detiene invece il 49%). Inoltre, lo Stato ci avrebbe messo 300 milioni di euro tramite la società controllante Invitalia. Il piano però non diceva quale strategia si sarebbe adottata per aggredire il mercato. Nonché come ridurre diversi costi che stanno infliggendo continue perdite annue ad Alitalia.

Le conseguenze sono state un ennesimo commissariamento, un ennesimo prestito ponte e l’ennesimo tentativo di vendita della compagnia di bandiera. Per la quale si sono fatte avanti anche colossi stranieri come la tedesca Lufthansa (che ha gia rilevato importanti compagnie europee quali Swiss Airlines, Austrian Airlines e Brussels Airlines) e l’irlandese Ryanair tra le 32 manifestazioni di interesse contenute nelle buste aperte mercoledì 7 giugno. Ma sempre con vendite “a spezzatino”. Altra curiosità è che si è fatta avanti anche un’azienda calabrese, che si occupa di vini ed oli. Ma andiamo con ordine.

Alitalia “mangiata” come uno spezzatino

Come dicevamo, ha creato un minimo di ottimismo il fatto che tra le manifestazioni di interesse ci siano quelle di Lufthansa e Ryanair. Ma è un entusiasmo frenato dal fatto che entrambe le compagnie sono interessate solo a pezzi di Alitalia. Dato che ad entrambe interessano solo alcune tratte, con i suoi asset più pregiati che rischiano di essere svenduti a prezzi di saldo. Il che preoccupa gli 11mila e passa dipendenti. Intanto, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha convocato i sindacati per un esame sulla procedura di cassa integrazione straordinaria (Cigs) avanzata dai commissari straordinari. Procedura che inizialmente riguarderà solo 1.300 dipendenti, ma che potrebbe essere estesa. Il Ministro dei trasporti Graziano Delrio si dice come sempre ottimista.

Il procedimento di valutazione delle manifestazioni di interesse procederà così: fino a metà di questo mese, i tre commissari straordinari Enrico Laghi, Luigi Gubitosi e Stefano Paleari, esamineranno i requisiti di chi ha avanzato la propria offerta, scartando chi non ne ha. Al che Alitalia renderà noto ai selezionati una serie di dati riservati, tra cui i (molti) debiti. Così, i potenziali acquirenti presenteranno le offerte non vincolanti entro fine luglio. Offerte che saranno valutate entro la fine del mese ottobre. Mese in cui, peraltro, terminerà anche il prestito ponte di 60 milioni di euro varato con la manovrina. Tuttavia, in questo lasso di tempo, i commissari lasciano una finestra aperta nel caso qualche compagnia di buona volontà (e coraggiosa) decida di acquistare tutta Alitalia. Per scongiurare l’ipotesi spezzatino.

Il tutto, in attesa di una nuova riforma sul trasporto aereo da parte dell’Unione europea. La quale apporterà novità su proprietà e controllo delle compagnie aeree. Dovrebbe comunque restare il tetto del 49% per le compagnia extra-Ue, ma potrebbero esserci ammorbidimenti della soglia. E ciò apre interessanti prospettive per la quota detenuta da Ethiad, proprio il 49%. E non solo. Tra quanti hanno manifestato il proprio interesse per Alitalia, pare ci siano anche Delta Air lines, le compagnie cinesi Hainan Airlines ed Air China, la stessa Ethiad Airways che vorrebbe allargare la propria soglia e le due compagnie di bandiera Air France e Turkish Airlines. Qualcuno parla infine anche dell’inglese Easyjet, che nei mesi scorsi ha avviato altre rotte nel nostro Paese. Una strategia interessante è quella che sta adoperando la tedesca Air Berlin (sempre del gruppo Etihad), che per questa estate ha affittato una ventina di aerei e relativi equipaggi al gruppo Lufthansa, con una parte degli aeromobili che sono andati a Austrian Airlines e una parte a Eurowings. Tale strategia di affitto si chiama “wet lease” e potrebbe essere una soluzione anche per Alitalia.

Lufthansa, il panzer tedesco dei cieli

Lufthansa – nome esteso di Deutsche Lufthansa AG – vanta attualmente una flotta di oltre 340 aerei e circa 117.000 persone in tutto il mondo, col suo hub principale a Francoforte sul Meno. Seguono quello di Monaco di Baviera e, dopo la fusione con Swiss Airlines, quello di Zurigo. Una prima esperienza in Italia, seppur breve, Lufthansa l’ha già avuta. Nel novembre 2008 creò una filiale italiana, Lufthansa Italia, entrando nel mercato velivolo italiano, approfittando del vuoto lasciato su Malpensa da Alitalia che aveva scelto come hub Roma. Il primo volo si ebbe nel febbraio 2009, ma l’esperienza si concluse quasi tre anni dopo, nell’ottobre 2011.

Lufthansa è stata fondata il 6 gennaio 1926 con sede a Berlino, dalla fusione di “Uberwald Aero Lloyd” (DAL) e “Junkers Luftverkehr”. Il nome deriva da due termini tedeschi: Luft (“aria”) e Hansa (organizzazione commerciale attiva nel Nord Europa durante il Medioevo). Tradotto in italiano, sarebbe “Lega Anseatica Aerea”. Con la divisione della Germania in due parti dopo la caduta del Nazismo, anche a Lufthansa veniva proibito di volare sui cieli di Berlino Ovest fino al crollo del regime comunista.

Lufthansa controlla come detto altre importanti compagnie europee. Il suo ruolo di rilievo lo si evince dal fatto che spesso gli è stato attribuito il primato per il trasporto passeggeri totale nell’arco di un anno e di quello delle merci. Offre tre classi di servizio: Economy class, Business class e first class. Ai clienti iscritti al servizio HON circle e ai passeggeri di prima classe in alcuni aeroporti (tra cui Monaco e Francoforte) ci sono spazi riservati con ristoranti, bar e aree benessere. Inoltre, i viaggiatori vengono accompagnati dal gate al velivolo direttamente in Limousine. Altri servizi “chicca” sono: la connessione a internet su voli a lunga percorrenza; il Servizio Cappuccetto rosso per accompagnare minori non accompagnati da adulti e diversamente abili; il premio fedeltà Miles & More destinato ai passeggeri di determinate compagnie dell’orbita Lufthansa.

Certo, non mancano incidenti nella sua storia. Il più clamoroso è proprio l’ultimo in ordine di tempo: la compagnia low cost Germanwings si è schiantata il 24 marzo 2015 nelle Alpi francesi, a 100 km a nord-ovest da Nizza. Causando la morte di 150 persone (144 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio). Dall’inchiesta si è poi scoperto che il pilota si sia suicidato.

Di Alitalia i tedeschi dicono: “Non abbiamo intenzione di acquistare Alitalia (…) l’Italia è un mercato molto importante con opportunità che potrebbero tornare utili a Eurowings” (la low cost satellite di Lufthansa). Dunque, la compagnia tedesca vuole solo qualche pezzo del Geschnetzelte (spezzatino in lingua teutonica).

Ryanair, un gioiello dall’isola di smeraldo

L’altra compagnia che ha mostrato il suo interesse è l’irlandese Ryanair, con sede a Dublino, con la più importante base operativa presso l’Aeroporto di Londra-Stansted. È la più grande compagnia aerea a basso costo del vecchio continente, con le sue oltre 1 600 tratte in 28 paesi europei più il Marocco. Trasporta circa 80 milioni di passeggeri in media ogni anno. E’ la preferita per chi viaggia con le compagnie low cost. Da quest’anno ha avviato anche voli da Napoli. Andando così a contrastare nella città partenopea la sua principale rivale low cost: l’inglese Easyjet.

Ryanair è nata nel 1985 da un’idea di Tony Ryan, con la prima tratta tra Waterford e London Gatwick, al fine di contrastare il duopolio di British Airways ed Aer Lingus. Una seconda tratta fu aggiunta l’anno seguente. A favorirne lo sviluppo la successiva deregolamentazione voluta dall’Unione europea, per la quale bastava che solo uno dei due Paesi destinatari di una tratta desse il proprio consenso. Se il governo irlandese fu inizialmente ostile per proteggere gli interessi di Aer Lingus, la Gran Bretagna con Margaret Tatcher approvò le due tratte. Così Ryanair arrivò ad avere 82mila passeggeri l’anno.

Nel 1991 la compagnia passò nella sapiente gestione di Michael O’Leary, il quale adottò il modello economico “tariffe basse/niente fronzoli” (no frills) della compagnia americana Southwest Airlines. Strategia che si rivelò vincente. Basti considerare che dopo 4 anni e a 10 dalla nascita, i passeggeri divennero oltre 2 milioni l’anno. La crescita fu costante, a colpi di acquisizioni di sempre nuove tratte interne all’Irlanda e verso gli altri Paesi europei. E coì Ryanair arrivò ad oltre 5 milioni di passeggeri nel 1999, oltre 13 milioni nel 2002, oltre 30 milioni nel 2005, oltre 72 milioni nel 2010 e 101 milioni di passeggeri lo scorso anno. Una tigre celtica insomma, proprio come veniva denominato il suo paese di origine negli anni ’90.

La sua flotta si caratterizza per il fatto di utilizzare esclusivamente il modello Boeing 737. Il che induce numerosi vantaggi. Il personale di volo (dai piloti agli hostess) non devono ri-formarsi continuamente, eccetto per qualche inevitabile novità tecnologia. Ma si tratta di piccole migliorie facilmente acquisibili, rispetto al dover imparare un nuovo modello di aereo. Altro vantaggio riguarda i pezzi di ricambio e la manutenzione. Con enormi risparmi economici. Non si registrano incidenti con morti nella sua trentennale esistenza. Solo un paio di casi con feriti.

Di Alitalia ha detto: “Siamo pronti a mettere 20 aeromobili se Alitalia dovesse tagliare le rotte (…) Ryanair non è interessata all’acquisto dell’intera compagnia”. Note stonate dall’arpa irlandese (simbolo della compagnia) per le orecchie della compagnia di bandiera italiana.

Alitalia: troppi costi, pochi ricavi

Lo scorso 5 maggio ha compiuto 70 anni di storia. Sebbene a chiamarla gloriosa ci vuole più di uno sforzo. Troppi sprechi, errori manageriali, incapacità di adattarsi a un profondamente cambiato con l’irruzione, a partire dagli anni ’90, delle compagnie low cost. E così, mentre il mercato andava verso la flessibilità, biglietti a basso costo e molteplicità di servizi, Alitalia continuava a guardarsi allo specchio. Elargendo benefit ai propri dipendenti, proponendo prezzi di fascia alta, liquidando in modo oneroso i manager di turno. Bilanci imbarazzanti l’hanno resa sconveniente da tempo, inappetibile. Una grande occasione fu nel 2009, quando però l’allora Governo Berlusconi preferì darla a un manipolo di imprenditori italiani posti sotto il nome di CAI (Compagnia Aerea Italiana S.p.A.), anziché a mani straniere. All’epoca era infatti interessata la franco-olandese Air France-KML, che però alla fine fu relegata ad una partecipazione pari al 25%. Poi dal 2014 l’amministrazione straordinaria fino all’attuale situazione odierna. Rinvii, mancate soluzioni, fiumi di denaro pubblico.

Una interessante recente analisi effettuata da Maurizio Primanni – che ha lavorato a lungo negli Usa e a Londra, e oggi ceo di Excellence Consulting, società di consulenza del settore bancario – illustrata a Il Secolo d’Italia, ha sottolineato le differenze di alcuni indicatori economico-finanziari e di performance tra Alitalia, Lufthansa e Ryanair. Il costo per dipendente è di 49.324 euro per Alitalia, 59.649 euro per Lufthansa e 53.579 euro per Ryanair, ma il rapporto passeggeri-dipendenti e di 1.778,24 Alitalia, 884,12 Lufthansa, 9.738,24 Ryanair. Ciò vuol dire che le prime due compagnie volano molto meno rispetto a quella irlandese. Netta anche la differenza di ricavo per ogni passeggero: 150 euro per Alitalia, 290 euro per Lufthansa e 61 euro per Ryanair. Pertanto, la compagnia italiana si colloca a metà tra chi punta molto sulla quantità, come la compagnia irlandese e chi adotta una strategia su lungo raggio e servizi ad alto valore aggiunto. Se si portasse Alitalia allo stesso numero di passeggeri di Ryanair, arriverebbe a ricavi pari a 735 milioni di euro.

Il rapporto indica anche come Ryanair sia sempre più presente in Italia. Dal 2001 a oggi i suoi passeggeri nel Belpaese sono triplicati (da 11 a 32 milioni). Mente il costo del biglietto è aumentato mediamente di soli 10 euro (passando da 50 a 60 euro). La compagnia irlandese è presente in 20 aeroporti italiani, Alitalia in solo 8.

Eppure, il mercato dei voli offrirebbe grandi possibilità: nei prossimi 20 anni il numero dei viaggiatori aumenterà del 4,5 per cento all’anno. Ciò significa l’esigenza di 33mila nuovi velivoli, 560mila nuovi piloti e 540mila tecnici. Alitalia ha perso sette miliardi di euro che abbiamo pagato noi italiani, e suoi i dipendenti sono scesi negli ultimi 10 anni da 21mila a 11mila. Ha perso anche la rotta per Hethrow, considerato l’aeroporto più importante del Mondo. Dati negativi paradossali. Poco proficuo anche l’ingresso di Etihad, che pure ha investito nella compagnia 650 milioni di euro.

Non c’è speranza allora per Alitalia? Forse sì. Ad esempio, lavorare in sinergia con le altre compagnie straniere. Tanto si è capito che non la vogliono acquistare per intera. Ad esempio sul piano della manutenzione, per alleggerire i costi. Ma anche sul piano commerciale, realizzando, come dice Primanni, biglietti cumulativi e scambiabili. Si è anche parlato di una sorta di Polo del trasporto che includa anche Ferrovie dello Stato ed Anas (che in realtà pure non se la passano benissimo). Al fine di realizzare trasporti end-to-end, per spostarsi su tutto il territorio nazionale.

Alitalia: tra le aziende interessata anche una produttrice di vini ed oli

Ebbene sì, c’è anche un’azienda calabrese che produce vino e olio interessata ad Alitalia. Trattasi della iGreco, cresciuta molto arrivando a toccare i 400 milioni di euro di ricavi. Titolare e amministratore unico è Saverio Greco, proveniente da una famiglia di sette figli, tutti laureati, uno dei quali professore ordinaria all’università di Trondheim in Norvegia. Non si sono dati per vinti anche quando loro padre, Tommaso, il 27 settembre 2001, fu freddato a colpi di lupara sulla Sila mentre si trovava all’interno del suo fuoristrada Mitsubishi. Ancora oggi, dopo sedici anni, i sicari non sono stati trovati. Sebbene, la pista principale che si segue è quella mafiosa.

La iGreco ha sede a Cariati, provincia di Cosenza, dove il papà Tommaso nel 1963 ha realizzato il primo frantoio. Vanta poi terreni in tanti altri comuni calabresi. Raggiunto dal Corriere della sera, Saverio Greco ci crede nell’entrata in Alitalia, perché sa bene che quello dei voli è un mercato in forte ascesa. La iGreco ha già provato ad entrare nel mondo degli aerei. Provando ad aggiudicarsi l’aeroporto di Crotone, al fine di valorizzarlo. Ma la gara è stata poi vinta dalla stessa società che controlla l’aeroporto di Lamezia Terme. La iGreco è anche in lizza nei bandi per riqualificare la centrale termoelettrica dell’Enel a Rossano Calabro. Lo scopo è quello di realizzare un villaggio turistico.

Che si tratti di colossi stranieri, vini, oli e quant’altro, speriamo che Alitalia risorga. O, quanto meno, non ci costi più un euro.

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