Alitalia prova a decollare con Etihad

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Il destino incerto della compagnia aerea Alitalia verrà deciso nel corso dei prossimi giorni, quando sarà ufficializzato o meno l’acquisto del 49% della società da parte della compagnia araba Etihad. In caso di un accordo positivo Alitalia vedrà togliersi le proverbiali castagne dal fuoco, ricacciando lontano la minaccia del default; parallelamente Etihad muoverà un’importante passo in avanti verso l’Europa, e acquisirà diverse rotte transatlantiche.

Martedì 6 maggio ad Abu Dhabi, come già annunciato settimana scorsa da Ghizzoni (CEO di Unicredit, membro del consorzio che possiede Alitalia), Del Torchio – amministratore della società italiana – è stata presentata una nuova proposta nel tentativo di accorciare i tempi e giungere a una firma al CEO di Etihad Airways, James Hogan. La fretta di trovare un punto d’incontro nasce dall’ovvia mancanza di tempo per Alitalia ma anche dal nervosismo generato dall’eccessivo prolungarsi dei negoziati a causa della questione di ristrutturazione del debito richiesto dagli Arabi e che Alitalia è in difficoltà a risolvere.

L’opzione araba è una grande chance che la società italiana non può lasciarsi scappare dopo il rifiuto, affatto opinabile, di Air France-KLM. L’opzione meglio disegnata dalla board di Alitalia, e che forse dovrebbe essere quella unica, per sanare l’enorme debito della compagnia è quella di dividere la società in due costituendo una “bad company” compresa dei debiti indesiderati e degli esuberi del personale che non verrà rilevata da Etihad. Tuttavia questa ipotesi è stata recentemente smentita dal ministro degli interni Lupi che ha dichiarato tale disposizione inaccettabile.

Il ministro ha paragonato la proposta di divisione “good company” / “bad company” al deludente salvataggio del 2008 quando lo stato finanziò il risanamento dell’azienda con 300 milioni di euro (salvo poi essere rilevata da un consorzio di investitori privati). Lupi ha infatti aggiunto: “Il tema della soluzione Alitalia non è una bad company o una new company, tornando ai modelli del passato. Il problema di Alitalia è trovare un grande partner industriale forte che la rilanci sul piano internazionale per tornare ad essere un vettore intercontinentale”. Sulla questione ha infine sentenziato anche Salvini segretario del partito della Lega Nord che ha sottolineato l’importanza di non lasciare a casa miglia di lavoratori e trascurare il futuro dell’Italia per un prezzo stracciato.

Di contrasto, le notizie che rimbalzano sui giornali riportano la volontà di Etihad di investire 560 milioni di euro in una “nuova compagnia” lasciando agli attuali azionisti la loro quota del 51% ma facendoli partecipare ad un aumento di capitale di 200 milioni e girare la maggior parte del debito, del costo dei licenziamenti e dei contenziosi legali in corso, in un’azienda controllata dal consorzio.

La nuova Alitalia avrebbe così 10000 operatori e terrebbe gli slot e i voli da questa richiesti. La proposta che i vertici della società italiana porteranno a Etihad resta dunque riservata nonostante le ipotesi. Ciò che è certo però è che Alitalia rimane vincolata nel momento di una scelta fondamentale per il suo futuro come compagnia e non solo in un gioco di equilibri politici, che forse troppo influenza una società privata.