Alitalia, Air France smentisce interessamento: quali pretendenti restano

Ancora incerto il futuro di Alitalia, l’ormai ex compagnia di bandiera privatizzata nel 2009 in una operazione finanziata da denaro pubblico che la affidò ad una cordata italiana, pur di non vederla finire in mani straniere. Un rigurgito nazionalista che rinviò solo di qualche anno il problema. Alitalia ha continuato ad indebitarsi, non mettendo in atto un piano di rilancio industriale radicale, giungendo al commissariamento ad inizio 2017. Fallita era infatti la proposta di rilancio dell’azienda bocciata dai sindacati, ma sicuramente meno drastica del piano che si paventa all’orizzonte. Con Alitalia finita in amministrazione controllata dal maggio 2017, guidata dai tre commissari individuati dal Ministero dello sviluppo: Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari.

Il fatto negativo è che le compagnie straniere non la vogliono interamente, ma preferiscono solo dei settori, così da evitare di accollarsi l’indebitamento finanziario e l’enorme esubero di dipendenti. Come non bastasse, il prestito ponte da 600 milioni di euro che il governo ha concesso ad Alitalia ad aprile 2017, esteso ad ottobre di altri 300 milioni, è finito sotto la lente di ingrandimento dell’Unione europea. Un’attenzione dovuta alle proteste dei maggiori concorrenti tra le nuvole, certi che questo mega-prestito non rispetti le condizioni di libero mercato. E che comporti altresì una violazione delle regole Ue sugli aiuti di Stato. Bruxelles è comunque in stretto contatto con le autorità italiane e aspetta una notifica da parte del Governo Gentiloni. Al fine di non vedersi costretta ad avviare la procedura di valutazione.

Ma qual è ad oggi la situazione per Alitalia? Air France-Klm in un primo momento sembrava intenzionata a tornare alla carica della ex compagnia di bandiera italiana (dopo aversi visto negare l’acquisto nel 2009) per poi smentire poco dopo. Si fanno anche i nomi di Easyjet, Lufthansa e Delta. Importanti poi sono state le parole del Ministro dello sviluppo Carlo Calenda. Partiamo proprio da quest’ultimo.

Sommario

Ministro Calenda ottimista su Alitalia

Il Ministro dello sviluppo Carlo Calenda – che tanto piace pure a Forza Italia e che si sta facendo apprezzare per il suo modo di lavorare concreto e poco evanescente, ma che non va d’accordo con Renzi poiché contrasta il suo modo “di facciata” di fare politica (ultimo scontro sull’abolizione del Canone Rai avanzata dall’ex Sindaco di Firenze, bollata da Calenda come mera propaganda) – in una intervista ad Otto e mezzo, trasmissione in onda su La7 e condotta da Lilli Gruber, ha fatto già sapere che il prestito ponte rispetta i parametri imposti dall’Unione europea. E che i soldi concessi ad Alitalia sono stati spesi molto bene dai commissari. Calenda si è anche detto ottimista riguardo il salvataggio di Alitalia e confida di chiudere la partita prima della fine della legislatura (marzo prossimo). Così come spera di chiudere positivamente la spinosa questione Ilva. Certo che per il Governo Gentiloni sarebbe un ottimo doppio risultato. Ma non è semplice.

Molto delicato resta quindi il vertice di lunedì 15 gennaio, quando Calenda incontrerà i tre commissari di Alitalia e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Delrio per fare il punto della situazione. Ma come vedremo, sembra che di alternative in campo non ce ne siano. L’ipotesi della tedesca Lufthansa, con tutti i tagli che ne conseguiranno, resta l’unica in campo. Calenda ha anche detto che per lui “l’obiettivo è chiudere bene ma presto per non sprecare i soldi degli italiani”. E di dirsi impegnato fin da subito a non spendere altri soldi pubblici oltre i già 8 miliardi persi nei vari salvataggi dell’ex compagnia di bandiera.

Air France-Klm sì, anzi no

A riportare per primo la notizia di un interessamento da parte di Air France-Klm su Alitalia è stato Il Sole 24 Ore e proprio quando mancano pochi giorni alla scelta del candidato con cui iniziare la trattativa finale in esclusiva. Lunedì ci sarà infatti un tavolo tra il Ministero dello sviluppo, i sindacati e i commissari di Alitalia per la scelta finale. L’avvicinamento di Air France potrebbero quindi allungare i tempi per una scelta definitiva. Secondo fonti vicine al dossier l’interesse della compagnia francese è reale e la vedrebbe in cordata con il colosso dei voli low cost inglese EasyJet, che avrebbe scaricato il fondo Cerberus (che però resterebbe della partita). L’operazione vedrebbe anche il coinvolgimento della compagnia americana Delta Airlines.

Il sospetto è che i francesi, reduci dall’esperienza del 2008 in cui entrarono come azionista nell’operazione Fenice al 20%, per poi azzerare la partecipazione 5 anni dopo perdendo tutti i soldi, starebbero tentando l’assalto in una cordata che comprende anche Delta nell’alleanza Sky Team. Praticamente la stessa di Alitalia. Ricordiamo infatti che Alitalia ha ancora in essere la joint-venture transatlantica con gli americani e i francesi. Un’alleanza che ha avuto l’effetto controproducente di frenare la sua crescita negli Usa, un mercato peraltro molto lucrativo.

L’interesse di Air France aveva lusingato i vertici dell’azienda e lo stesso Ministro, peccato però che la compagnia di bandiera abbia fatto un passo indietro. Anzi, ha proprio negato questo interessamento. Con una nota la compagnia ha negato “di avere presentato un’offerta per la compagnia”.

Una partita che come detto sembrava essersi riaperta con la possibile partecipazione di Air France, a dar manforte a Easyjeyt per fronteggiare Lufthansa. Che così aumenterebbe la propria presenza nei cieli. Poi ci sarebbe il fondo Usa Cerberus, che vuole l’intera compagnia e propone la creazione una newco con la partecipazione dello Stato e dei dipendenti. I tre commissari di Alitalia hanno avuto venerdì un appuntamento a New York con i vertici della compagnia.

Lufthansa in vantaggio per Alitalia

A questo punto, l’ipotesi più concreta resta la compagnia tedesca Lufthansa, già avanti nella trattativa per acquisire Alitalia. Ma per concretizzare l’operazione, i tedeschi chiedono drastici tagli al personale. A supporto della tesi anche una lettera del Ceo Carsten Spohr ai 3 commissari. Nella lettera, Spohr dice senza troppi giri di parole:

«Pur riconoscendo le preziose misure adottate fino ad oggi sotto la guida dei commissari, crediamo fermamente che resti una considerevole mole di lavoro da fare prima che Lufthansa sia nella posizione per entrare interamente nella successiva fase del processo».

Quindi, tradotto in soldoni, Lufthansa vuole una drastica cura dimagrande per Alitalia, per quanto concerne personale e flotta. Di ciò se ne parlerà nell’incontro di lunedì 15 gennaio. Alitalia ha quasi 11 mila dipendenti e prendendo solo la parte aviation di default Lufthansa si libera degli oltre 3 mila dipendenti dell’handling. Lavoratori che, spiegano gli esperti, possono comunque essere ricollocati vista la crescita dello scalo di Fiumicino.

Per Lufthansa Alitalia dovrà rinunciare anche ad altri 2mila lavoratori della parte volo. In buona parte assistenti di terra, che hanno mediamente oltre 45 anni e che difficilmente troverebbe un nuovo lavoro in altre compagnie. Il Governo Gentiloni ha sempre detto che vorrebbe dimezzare questa cifra, ma che sarebbe già soddisfatto di strappare a Lufthansa una rinuncia di 500 “teste da tagliare”.

Sindacati preoccupati

I sindacati si sono detti molto preoccupati dai possibili tagli che si intravedono all’orizzonte per Alitalia. Uiltrasporti rammenta che “le soluzioni per Alitalia non devono passare né da tagli occupazionali né da riduzioni salariali”. Chiedendo altresì “tempi adeguati” nella scelta dell’acquirente per assicurare la migliore soluzione. Insomma niente fretta.

Del resto, sindacati confederali, peraltro molto forti in questi comparto, sanno bene che esuberi simili sarebbero difficili con gli attuali ammortizzatori sociali. Nel 2009, alla cordata italiana Cai furono concesse 4 mila maestranze in meno, ma anche 7 anni tra Cassa integrazione all’80% e mobilità in più. Adesso la copertura non supera neanche i tre anni.

Ma il fatto che la legislatura sia agli sgoccioli, e si possa utilizzare il salvataggio di Alitalia come trofeo in campagna elettorale, potrebbe spingere a soluzioni affrettate. Del resto, il futuro politico del nostro Paese è molto incerto, vista la legge elettorale che difficilmente darà una maggioranza di Governo ad una sola coalizione. Inoltre, se non vince il Pd che attualmente governa, le trattative potrebbero ripartire d’accapo con l’arrivo del Movimento cinque stelle. Il quale sicuramente non ci starà a sprecare altro denaro pubblico. O con il ritorno del centrodestra, si potrebbe riproporre una soluzione pasticciata come quella del 2009 pur di non darla in mani straniere. Del resto, la retorica patriottica e nazionalista tornata in auge da quelle parti politiche, fa sì che questo sia più di un rischio.

Calenda, dall’alto della sua schiettezza che non tiene conto delle elezioni, ha ammesso che pensa che ci saranno esuberi, ma dovranno “essere il minimo possibile”.

Nell’aprile dello scorso anno, un referendum indetto dai sindacati ha bocciato il piano di ristrutturazione. Con un’affluenza altissima alle urne: oltre il 90 per cento degli aventi diritto è andato a votare, per 10.101 dipendenti sugli oltre 11mila. I no sono 6816. Si è anche designata una spaccatura tra personale di terra e di volo, con i secondi che hanno sonoramente bocciato il piano, mentre i primi lo hanno approvato ma per poco. Del resto, i dipendenti di volo ci avrebbero perso di più. E pure paradossalmente, visto che svolgono il lavoro più delicato. E’ stato così bocciato un piano quinquennale, fatto di tagli agli stipendi per chi vola (fino a sfiorare il 20%, con una media dell’8%), tagli ai permessi (102 annui), Cassa integrazione guadagni straordinaria e nuovi assunti con contratto d’ingresso a livello low cost.

C’è ancora EasyJet

Con Ryanair che già si è ritirata dalla partita, resta però anche l’ipotesi EasyJet. L’interesse non è mai cambiato, anche dopo il cambio al vertice con l’ingresso del nuovo amministratore delegato Johan Lundgren. Anzi per il direttore easyJet per l’Italia, Frances Ouseley la loro offerta “è la migliore perché Alitalia perde soldi nel medio-breve raggio e noi su questo siamo estremamente competenti (…) Il lungo raggio può farlo chiunque, anche Alitalia, che ha competenze e capacità che possono essere valorizzate”. Secondo le indiscrezioni easyJet avrebbe fatto un’offerta inferiore ai 100 milioni di euro per la parte operativa e di volo.

La compagnia inglese per il 2018 ha già investito massicciamente nel nostro Paese. Ha incrementato i posti offerti dell’8% rispetto all’anno precedente, con 20 milioni di posti a disposizione. In particolare 43 nuovi collegamenti aumenteranno le opzioni di viaggio, portando la scelta a disposizione dei passeggeri italiani a 222 destinazioni con 27 le nuove rotte – in vendita dal 12 dicembre – che si aggiungono ai 16 collegamenti già annunciati.

Il ticket della compagnia franco-olandese Air France-Klm in favore di easyJet avrebbe creato un’alleanza molto importante a discapito della tedesca Lufthansa. Ma, come visto, i francesi sembrano non interessati alla bistrattata Alitalia. Quindi, tutto lascia presagire che questa finisca in mani tedesche, previo taglio drastico di flotta e personale.

Chi è Delta Airlines, la compagnia che vuol far parlare americano Alitalia

Ma a parte Lufthansa, interessata ad Alitalia c’è anche la compagnia americana Delta Airlines. Interessata però alla parte oltreoceano della ex compagnia di bandiera. Si tratta di una delle maggiori compagnie aeree degli Stati Uniti e del mondo. Opera un esteso network di collegamenti nazionali ed internazionali servendo tutti i continenti, ad eccezione dell’Antartide. Assieme alle compagnie controllate, effettua di fatto più di 4mila voli giornalieri. Delta è inoltre la sesta più vecchia compagnia aerea tra quelle attualmente in esercizio nonché la più vecchia tra quelle americane, risalendo la sua fondazione al 1929.

I numeri sono quelli che contano: nel 2015 Delta Air Lines con 461 destinazioni mondiali in 96 stati ha trasportato quasi 119 milioni di passeggeri. Registrando un fatturato di 16 miliardi di dollari. Nel 2009 si è confermata la prima compagnia aerea del mondo in termini di passeggeri per chilometro trasportati. Attualmente è stata superata dalla rinnovata United Airlines, ma rimane la prima compagnia per dimensioni della flotta e numero di passeggeri totali trasportati.

Nel 1991 ha subito un importante ampliamento, rilevando il più degli assets e delle rotte europee della Pan Am che era fallita. In Italia Delta Air Lines opera collegamenti giornalieri dagli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e, stagionalmente, Venezia Tessèra verso l’hub della compagnia (aeroporto di Atlanta Jackson-Hartsfield) e l’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York. Dal 2007, garantisce anche un volo estivo da Pisa.

Tra Delta Air Lines e Alitalia c’è già un accordo commerciale in corso: l’alleanza globale SkyTeam, ‘network’ fondato nel 2001 che comprende anche Air France-KLM.

Nel 2008 Delta Air Lines ha acquisito la Northwest Airlines, dando vita alla più grande compagnia aerea del mondo in termini di passeggeri trasportati. Il marchio è rimasto Delta così come la sede societaria è rimasta ad Atlanta. Mentre l’amministratore delegato della Delta, Richard Anderson, è stato affiancato da Roy Bostock, del board di Northwest.

Nel 2012 un’altra importante acquisizione: il 49% di Virgin Atlantic, rilevando di fatto le quote acquistate da Singapore Airlines nel 1998.

Insomma, Delta Air Lines sa il fatto suo. Non a caso non si è fatta intimorire dal ritiro di Air France-Klm, presentato una offerta da sola tuttavia non resa pubblica. Riuscirà ad insediare Lufthansa?

Alitalia, i problemi irrisolti

Perchè nessuno vuole per intero Alitalia? Per i tanti problemi che si porta dietro da troppo tempo:

1) Le perdite sono nettamente superiori a quelle dichiarate nel conto economico del 2015 grazie ad un artificio di bilancio. Sono almeno 35 i milioni che vengono portati a patrimonio, mentre invece sono spese d’esercizio. Anche i ricavi da terzi sono stati gonfiati da operazioni infra-gruppo per ridurre le perdite.

2) La proprietà di Fiumicino (Atlantia) è in conflitto d’interesse, essendo anche azionista di Alitalia. Dove ritrova maggior vantaggio economico? Comprando servizi come Alitalia o vendendoli come Atlantia? Sta di fatto che Fiumicino ha aperto massicciamente ai voli low cost facendo convivere agli stessi terminal segmenti di mercato diversi con ripetuti momenti di congestione che abbassano ulteriormente la produttività dei voli delle compagnie tradizionali. Perdendo 7 milioni di passeggeri in 10 anni (2005-2015), mentre tutte le altre compagnie tradizionali e low cost (Air France-KLM, Ryanair, Lufthansa) li hanno aumentati.

3) Troppi gli errori di dirigenti strapagati avvicendatisi in questi anni (Montezemolo, ad esempio, ha avuto una liquidazione di ben 27 milioni di euro). Una ex hostess di Alitalia, che ha lavorato per la compagnia di bandiera per soli 2 anni, alla fine degli anni ‘70 (quando la compagnia viveva i suoi anni d’oro) aveva detto a Il Giornale di aver intuito già all’epoca che quello stile non poteva durare. “Troppo champagne, troppe aragoste, troppi benefit (…) La diaria di missione era così ricca che non riuscivamo a spenderne neanche un terzo, eravamo già spesati di tutto, mangiavamo a bordo, la diaria ce la mettevamo in tasca. O gli alberghi”.

4) Tanti sono gli esuberi, per una compagnia usata per troppi anni come bancomat politico e che non si è mai adeguata alle nuove logiche del low cost. Lufthansa lo sa bene e come detto in precedenza ne vuole una drastica riduzione. Il Governo in odore di rielezione non se la sente di dare questo smacco al Paese, ma purtroppo i licenziamenti e la cassa integrazione si rende necessaria.

LEAVE A REPLY