Alibaba, chi è il colosso cinese leader dell’ecommerce

In questi giorni il suo nome viene accostato all'acquisto del Milan

La Cina è vicina, s’intitola un film di Marco Bellocchio datato 1967. Trasposizione cinematografica di un libro omonimo di Enrico Emanuelli scritto nel 1957. Un titolo che da alcuni anni è diventato uno slogan in campo economico, dato che i cinesi sta sempre più invadendo la nostra economia italiana. Ma anche interi quartieri delle nostre città. Del resto, il Paese asiatico, dopo la morte di Mao, ha intrapreso dalla seconda metà anni ’70 una sostanziale svolta capitalista che ha portato a superare perfino il Pil degli Stati Uniti. Certo, da qualche tempo anche le Borse sotto la sempre più sbiadita bandiera rossa, cominciano a soffrire di qualche sbalzo di troppo. Ma la Cina vanta ancora un’economia rampante, con molti colossi in ascesa in diversi settori. Tra questi, in questa sede ci occupiamo di Alibaba Group, azienda leader nell’e-commerce. In questi giorni accostata anche all’acquisto del Milan, sebbene i vertici smentiscano.

Di cosa si occupa Alibaba

Alibaba
Il logo di Alibaba Group

Alibaba Group ha sede a Hangzhou e si occupa dei seguenti rami di attività: mercato online, piattaforme di pagamento e compravendita, motori di ricerca per lo shopping e servizi per il cloud computing. Nel 2012 due dei portali principali di Alibaba hanno gestito 170 miliardi di dollari in vendite, superando così affermati colossi dell’e-commerce quali eBay e Amazon.com. La sua valutazione è stimata tra i 55 e 120 miliardi di dollari. Nel 2011 Alibaba fu inserita da Forbes tra le compagnie più influenti nel Mondo. Il sito Taobao è fra i 20 siti più visitati al mondo, con un numero complessivo di un miliardo di prodotti, e con il 60% della distribuzione di pacchi della Cina. Alipay è invece una sorta di PayPal con gli occhi a mandorla, offrendo anch’essa servizi di pagamento. Nel 2013 anche The Economist si è accorto di lei, dedicandogli una copertina in data 23 marzo 2013 dal titolo “The Alibaba Phenomenon”.

La storia di Alibaba

chi è jack ma
Jack Ma, fondatore di Alibaba

Alibaba nasce nel dicembre del 1998 da un’intuizione di Jack Ma. Il quale raccontò che il nome gli venne in mente mentre sedeva in un caffé di San Francisco. Per mettere alla prova la sonorità di quel nome, chiese a una cameriera: “Sa qualcosa di Alibaba?”. Lei disse di sì. Poi lui gli domandò cosa sapesse di Alibaba e lei rispose “Alibaba e i quaranta ladroni”. Uscito dal caffè, pose la stessa domanda ad altre trenta persone e nessuno rimase a bocca asciutta, fornendo una risposta accomunata sempre al famoso personaggio di fantasia Alibaba, a prescindere dalla loro nazionalità. Capì che quel nome potesse funzionare. Per non farsi mancare niente, ha deciso di registrare anche “Alimama”, dicendo, scherzosamente: ”nel caso qualcuno volesse sposarci!”.

Insomma, a Jack Ma l’ironia non manca e neppure la strategia di marketing, avvalendosi di altri 18 fondatori. Dal 1999 al 2000 la Alibaba Group raccolse un totale di 25 milioni di dollari dalla SoftBank, Goldman Sachs, Fidelity Investments e altre istituzioni di credito, e raggiunse redditività nel dicembre del 2001. Due anni dopo, fondò la piattaforma di vendita online Taobao, e nel dicembre del 2004 la succitata Alipay, come impresa indipendente. Altro passo importante vi fu nell’ottobre del 2005, quando Alibaba Group prese controllo di Yahoo! China.

Nel novembre del 2007 Alibaba andò sul listino della Borsa di Hong Kong. L’anno successivo fu fondato un Istituto di Ricerca, mentre nel 2009, in occasione del decimo anniversario della compagnia, venne creata la Alibaba Cloud Computing, che nel luglio del 2011 lanciò il proprio sistema operativo di telefonia mobile, la Aliyun OS per la K-Touch Cloud Smartphone. Non manca poi attenzione all’ambiente da parte del colosso cinese: a partire dal 2010, Alibaba Group ha cominciato un piano per destinare lo 0,3% del proprio fatturato alla protezione ambientale. Parliamo di decine di milioni di dollari l’anno. Una bella mossa per un colosso che proviene da uno dei Paesi più inquinanti del Mondo.

Tutti i siti gestiti da Alibaba

Alibaba Group comprende la gestione di diversi portali, ognuno che si occupa di un ramo specifico:

  1. Alibaba.com si occupa di ecommerce e funziona in modo simile ad altri colossi come eBay e Amazon. Punta a tre tipi di mercati:
  • aliexpress
    Una pubblicità di Aliexpress

    quello internazionale, tramite il sito inglese www.alibaba.com, che gestisce transazioni tra importatori ed esportatori di più di 240 paesi e regioni.

  • il mercato cinese gestito attraverso il sito www.1688.com, una piattaforma di commercio domestico in lingua cinese.
  • Aliexpress, che permette di acquistare a prezzi all’ingrosso. Molto utile per chi vende al dettaglio e può ritenere conveniente acquistare grosse quantità a prezzi modici. Ma anche per semplici acquirenti in cerca di occasioni a prezzi stracciati. Si possono scegliere spedizioni gratuite, con tempi più lunghi di consegna o spedizioni a pagamento ma più veloci.
  1. Taobao è un’altra piattaforma di acquisti online, la più grande della Cina e decimo sito più visitato al mondo. nata come detto nel 2003, ha fatto registrare un’enorme crescita soprattutto a partire dal 2011, aumentando in questi anni esponenzialmente il numero di negozi disponibili e il loro volume d’affari.
  1. Tmall.com è invece una piattaforma di scambio commerciale tra produttori e consumatori, ed è attualmente attivo per consumatori di Cina, Taiwan, Hong Kong e Macao. E’ comunque disponibile anche per produttori internazionali.
  1. Alipay, fondata come detto nel 2004, è una piattaforma di pagamento online simile a PayPal. Viaggia verso il miliardo di utenti registrati, sebbene, a livello europeo sembra ancora meno conosciuta dell’altro sito per transazioni online. Il quale vanta meno utenti, certo, ma sicuramente più attivi. Alipay ha inoltre accordi di associazione con più di 65 istituzioni finanziarie, incluse le più usate a livello internazionale Visa e MasterCard; oltre ovviamente a tutti gli istituti di credito cinesi. Particolare di Alipay è che permette agli utenti di verificare i prodotti da loro comprati prima di pagare i venditori da loro contattati. Un fatto molto significativo, anche alla luce del fatto che in Cina la tutela del consumatore non è ancora del tutto garantita e vi è una ridotta fiducia nei confronti del commercio online.

Alibaba e lo scandalo del 2011

Alibaba.com fu al centro di uno scandalo nel 2011. L’Economist giocò sul suo nome e scrisse dell’evento intitolando un articolo “Alibaba e i 2.236 ladroni”. In pratica, tutto parte dal fatto che il sito cinese garantisca la qualità dei produttori e distributori assegnando il titolo di “Gold Supplier” (in italiano: Fornitore d’oro). Orbene, nel febbraio di quell’anno, messo alle strette, il portale ammise di aver consegnato tale titolo di garanzia a 2.236 fornitori che successivamente finirono per truffare la propria clientela. L’ammissione ebbe gravi ripercussioni in Borsa, con il listino della compagnia crollato del 15% nella borsa di Hong Kong. Il direttore generale Yan Limin,fu licenziato per cattiva condotta, ed emerse che 28 membri furono coinvolti nell’assegnazione illecita dei titoli di garanzia. Ancora, secondo Forbes, cento venditori furono licenziati. Complessivamente, tale scandalo è costato alla compagnia soltanto 2 milioni di dollari, sebbene il presidente e CEO Jack Ma abbia ammesso che il caso abbia leso la reputazione che aveva costruito faticosamente in meno di dieci anni. E si sa, la reputazione nel mondo del commercio, virtuale e non, è fondamentale.