Alcoa a febbraio sarà ceduta a Sider Alloys: cosa cambia

Buone notizie prima di Natale per i dipendenti dell’azienda Alcoa, nella fattispecie, per la sede di Portovesme. Che fa sì che anche l’anno nuovo cominci coi migliori auspici. Infatti, il 15 febbraio 2018 dovrebbe essere ceduta alla svizzera Sider Alloys. A renderlo noto è stato il segretario della FIm Cisl Marco Bentivogli tramite una nota, nella quale ha espresso tutta la sua soddisfazione: “È la vittoria di chi non ha smesso di combattere per il lavoro”.

Cosa prevede accordo Alcoa e Sider Alloy

Secondo quanto annunciato da Bentivogli, verrà firmato un accordo che prevede il passaggio di Alcola prima ad Invitalia e poi da quest’ultima a Sider Alloys entro, come detto, il 15 Febbraio. Prima di quel momento, però, dovrà essere realizzato e sottoscritto tra le parti di concerto con le istituzioni locali, un accordo di programma che favorisca l’investimento, il ricondizionamento dell’impianto e il riavvio effettivo della produzione.

Per Marco Bentivogli, il fatto che si riavvii il sito dell’ex stabilimento Alcoa di Portovesme è un segnale di speranza per tutto il Paese. Visto che dimostra come, tutti insieme, ognuno facendo la propria parte, ce la si possa fare. E deve essere da monito, prosegue Bentivogli, per altre regioni e territori, sull’importanza del lavoro e su quanto sia fondamentale per una soluzione positiva il gioco di squadra tra Governo, Sindacati e istituzioni locali. Certo, conclude, il percorso non è concluso. E lo sarà solo quando la produzione sarà ripresa del tutto.

Alcoa ceduta a Sider Alloys: la soddisfazione cauta del Ministro Calenda

Con un comunicato, la società svizzera Sider Alloys ha espresso la propria soddisfazione. E lo ha fatto per bocca del suo Ad Giuseppe Mannina, il quale ha esaltato il grado di difficoltà della missione di far ripartire la sarda Alcoa: “Far ripartire Portovesme sarà una missione durissima e in pochi ci hanno creduto”.

Molto soddisfatto anche il ministro dello Sviluppo, Economico Carlo Calenda, che ha risposto ad un lavoratore Alcoa su Twitter dicendo che è meglio rimandare i festeggiamenti a quando uscirà dalla fabbrica sarà uscito a tutti gli effetti il primo prodotto. Calenda tira quindi in ballo la prudenza e la scaramanzia. Poi conclude il tweet dicendo che il 22 dicembre andrà a trovare i dipendenti fuori al presidio e porterà lui la pizza.

Alcoa chi è e di cosa si occupa

Chi è Alcoa? Di cosa di occupa Alcoa? Alcoa Inc. (acronimo di Aluminum Company of America), è un’azienda statunitense terza nel mondo come produttrice di alluminio, dietro solo alla canadese Rio Tinto-Alcan e alla Rusal. Alcoa è diffusaa in 44 Stati, mentre la sede centrale è a Pittsburgh, in Pennsylvania. Alcoa produce e commercializza altresì beni di consumo mediante i marchi: Reynolds Wrap (per fogli di alluminio ed involucri), Baco (per involucri destinati alla casa), e Alcoa (per le ruote). Ma non si ferma qui. Alcoa è dedita anche alla produzione di chiusure, sistemi di fissaggio, pezzi fusi e sistemi elettrici di distribuzione per automobili.

Come detto Alcoa opera anche nel nostro Paese e lo fa dal 1967 con un ufficio di rappresentanza e commerciale a Milano. Nel 1996 acquisisce la società a partecipazione statale Alumix (del gruppo EFIM) e, pur preservando la sede direzionale a Milano, dispone di un’unità produttiva di prodotti laminati a Fusina (in provincia di Verona) e una di alluminio primario a Portovesme (in provincia del Sud Sardegna. Quest’ultima però è a rischio chiusura dalla prima metà del 2012, in seguito ad un piano di ristrutturazione globale dell’azienda.

Il 25 agosto 2014 Alcoa ha comunicato la chiusura definitiva della sede sarda. Per fortuna ora scongiurata con la cessione alla società svizzera Sider Alloys.

La tormentata storia industriale di Portovesme

1. Impianti di Portovesme

Dove si trova Portovesme? Si tratta di una frazione del comune di Portoscuso, in provincia del Sud Sardegna. Portovesme si caratterizza per il suo porto industriale e commerciale, dal quale è possibile raggiungere l’isola di San Pietro. Oltre ad essere sede di Alcoa, ospita anche altri importanti impianti industriali per la produzione di zinco, piombo ed acido solforico da minerale (gestito da Portovesme srl, ex SAMIM, ed ancora prima ex Ammi). Prima era presente anche un impianto per la produzione di allumina da bauxite (stabilimento Eurallumina) ora però chiuso.

Ancora, ospita impianti dediti alla produzione di laminati e profilati di alluminio e le centrali termoelettriche ENEL. Da cui viene erogato il 45% dell’energia elettrica prodotta in tutta la regione Sardegna. Per capire l’importanza degli stabilimenti di Portovesme, sommati a quelli di San Gavino, basta dire che danno impiego a circa 3.600 persone. Lo sviluppo di Portovesme si è intrecciato con le fortune e con la tormentata crisi del settore minerario sardo.

2. Origini Portovesme

Nel medioevo Portovesme, chiamata Canneddas o Canelles, era esclusivamente dedita alla pesca. Essendovi qui un porticciolo. Ma è da metà 1800 che la zona inizia a conoscere una importante industrializzazione. Come del resto tante altre zone d’Italia. Nella zona sud-occidentale della Sardegna, il Sulcis-Iglesiente, iniziò lo sfruttamento delle miniere di piombo e di zinco, all’epoca peraltro ritenute tra le più redditizie al mondo. Così, la Società di Monteponi, Regia Miniera presso Iglesias, la quale gestiva la miniera situata a circa tre chilometri dalla città di Iglesias (prima chiamata Villa di Chiesa), realizzò nel comune di Portoscuso un nuovo porto moderno destinati al trasporto dei minerali. La località prescelta fu rinominata Portovesme. Sempre la Società di Monteponi realizzò una Ferrovia a scartamento ridotto tra Monteponi e Portovesme e investì nella realizzazione della centrale termoelettrica, alimentata con carbone estratto nel Sulcis, fornitrice a sua volta di energia destinata alle attività estrattive.

3. Dopoguerra e intervento statale

A partire dal secondo dopoguerra, inizia la crisi delle miniere sarde, dato il progressivo esaurimento dei filoni più produttivi e la riduzione delle protezioni doganali. Che rese le miniere straniere più convenienti. Così, le società private che detenevano le concessioni minerarie si ritirarono e fu necessario un intervento da parte dello Stato. Il quale decise di realizzare un grande polo metallurgico che potesse assorbire i dipendenti delle miniere del Sulcis e dell’Iglesiente. Ormai destinati alla chiusura. Il polo industriale di Portovesme si sviluppò tra il 1969 ed il 1972 per iniziativa di due enti pubblici: l’EFIM investì per la realizzazione di un polo integrato dell’alluminio, creando così la società Eurallumina destinata alla lavorazizone della bauxite; l’Alsar per produrre alluminio primario; la Sardal e la Comsal per le successive lavorazioni; ed ancora l’EGAM, la quale, oltre a rilevare la gestione delle poche miniere rimaste aperte, realizzò nei primi anni ’70 gli impianti per lavorare piombo e zinco, poi radicalmente rinnovati dall’ENI negli anni ’80.

4. Privatizzazioni Portovesme

Arrivano gli anni ‘90 e i tempi cambiano. Lo Stato italiano si disimpegna sempre più dal suo intervento statale, lasciando spazio ai privati in nome di un liberismo non sempre fruttuoso. Così in questo decennio la liquidazione dell’EFIM e la ristrutturazione dell’ENI, portarono gli impianti metallurgici di Portovesme alla privatizzazione, con l’acquisizione da parte di multinazionali del settore. Come appunto l’americana Alcoa. Ma anche la multinazionale anglo-svizzera Glencore International plc, con sede a Baar in Svizzera e mentre gli uffici sono ubicati a Saint Helier, Jersey. Fondata nel 1974 da Marc Rich & Co AG. costituisce la più grande compagnia commerciale al mondo.

Nel 2010 vantava quote del 60% nel mercato a livello mondiale di zinco, 50% nel rame e 3% nel petrolio. Glencore vanta di fatto in giro per il mondo impianti produttivi per la lavorazione di gas naturale, petrolio, carbone, minerali, metalli e prodotti agricoli. Ma anche impianti produttivi destinati alla lavorazione del cibo. Glencore ha però ceduto la società sarda Eurallumina nel marzo 2009.

Sider Alloys chi è

Chi è Sider Alloys, la società che rivelerà la fabbrica sarda di Alcoa? Come si legge dal suo sito ufficiale, la società è stata fondata nel gennaio 2011, a Lugano, in Svizzera. SiderAlloys Intl SA fornisce ai consumatori di ferroleghe, metalli di base, metalli minori, materie prime e soft commodities. Fornendo ai propri clienti un unico fornitore e distributore di una varietà di leghe di acciaio, attinendosi agli standard internazionale standard. SiderAlloys si presenta sul proprio sito come un team intraprendente che gestisce le operazioni quotidiane, con anni di esperienza sul campo, che rappresenta una garanzia per i propri clienti per quanto riguarda la massima qualità dei suoi prodotti, nonché la velocità e l’affidabilità dei suoi servizi. La multinazionale ha uffici in Europa, Asia, Nord America, Sud America e Africa. SiderAlloys offre una ampia presenza sul mercato globale e il livello più diretto ed efficiente di servizio ai propri clienti.

Insomma, il biglietto da visita sembra convincente. Poi si sa, occorre vedere l’azienda alla realtà dei fatti. E altrettanto si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E quello sardo è notoriamente stupendo…

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