Alberto Bagnai: l’Italia verso l’estinzione Economica

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Alberto Bagnai è uno di quegli economisti che, pur definiti all’inizio anticonformisti, hanno conquistato negli ultimi tempi una certa popolarità e un certo favore anche in seno a illustri colleghi d’accademia. Le opinioni di Bagnai sono di semplice comprensione perché, secondo lui, è semplice la soluzione che potrebbe risolvere i guai economci dell’Italia. Bagnai, in estrema sintesi, propone un ritorno della lezione keynesiana, dunque un pacchetto di forti stimoli all’economia accompagnato da una politica monetaria altamente espansiva, quest’ultima da attuare con mezzi oggi ritenuti “shock” come la celebre stampa di moneta. Il corollario è semplice: l’Italia deve tornare alla lira. Il suo masterpiece, “Il tramonto dell’Euro“, parla proprio di questo.

Alberto Bagnai ha di recente alzato la voce per esprimere la necessità che il Bel Paese sbatta i pugni sul tavolo dell’Europa. L’obiettivo dovrebbe essere la rinegoziazione del Fiscal compact e in generale di tutti i vincoli europei. L’Italia deve farrsi sentire ora, perché il momenti giusto è arrivato e rischia di passare: il Fiscal compact ha subito una battuta d’arresto persino in Germania. Dunque, perché non agire? Ma procediamo con ordine.

Qualche giorno fa Bagnai si è rivolto con un comunicato all’AgenParl, l’agenzia di stampa dedicata a tutto ciò che ruota attorno al Parlamento. La decisione di rivolgersi proprio all’AgenParl cela l’intenzione di spingere il governo e il parlamento stesso all’azione tempestiva. L’economista ha però redatto un preambolo, una cornice entro la quale il suo appello conquista un significato più forte e una logica inequivocabile. Il sunto è il seguente: le politiche di austerity degli ultimi anni hanno depresso l’economia ma, soprattutto, si sono rivelati controproducenti persino all’obiettivo per cui erano nate, l’abbattimento del debito. L’austerity in tempi di crisi peggiora il debito, nonostante gli sforzi e il sangue versato (da intendersi in senso anche letterale). Anzi, c’è un costo pagato il quale l’austerity è funzionale alla diminuzione del debito: l’estinzione economica. E Bagnai parla proprio di estinzione economica quando si riferisce alle prospettive dell’Italia, se si continua per questa strada. Le sue parole sono infraintendibili: “il ‘Fiscal Compact’ è una bomba a orologeria per l’Italia – proseguono Bagnai e Rinaldi – l’austerità di Monti, uccidendo la crescita, ha portato al 130% il rapporto debito/Pil. Ulteriore austerità non consentirà comunque di portare il debito al 60% del Pil in 20 anni, se non con il prezzo di “estinzione economica“.

L’appello giunge dunque denso di allarme. Distruggere il Fiscal compact, farlo subito. Il Parlamento tedesco ha rifiutato il Fiscal compact e anche se il “no” ha tutta l’impressione di essere un incidente di percorso fornisce l’occasione più feconda per condensare le forze e urlare il nostro “no” secco, deciso e irremovibile. Se anche la Germania ha capito che il Fiscal compact è un buco nero dove tutte le economie d’Europa spariranno, perché aspettare? L’appello è rivolto al Governo italiano e ai governi dei paesi “sotto torchio” affinché trovino la strada dell’unità e facciano “massa”.