Alberto Bagnai, l’economista Anti-Euro e Anti-Monti

Nell’Italia di oggi, affollata da cassandre populiste e pseudo-guru, lavora un economista che con logiche spiazzanti parla di uscire dall’euro. Come Grillo, ma in maniera molto più autorevole e con una montagna di spiegazioni come contorno. Il personaggio in questione è Alberto Bagnai, docente di Politica economica a Pescara e in Francia. Cosa pensa Alberto Bagnai?

Innanzitutto, pensa che l’euro sia stato un cattivissimo affare. La sua teoria è la seguente: l’euro ha imposto squilibri nella bilancia dei pagamenti che, a loro volta, hanno fatto crescere la quota di debito esterno. Il debito esterno, a sua volta, pone in essere rischi speculativi, gli stessi che stanno colpendo l’Eurozona.

Occorre tornare alla lira, dice Bagnai. Eppure l’uscita dalla moneta unica è considerata dagli addetti ai lavori come una catastrofe, visto che la lira – come insegnano decenni di storia – tende a svalutarsi e la svalutazione porta all’inflazione. Un’inflazione che, secondo i più pessimisti, salirebbe al 20%. Bagnai, in un’intervista di qualche mese fa a Il fatto quotidiano nega questa eventualità: “In realtà tutti gli studi negano ci sia un rapporto diretto tra svalutazione e inflazione: sempre a stare agli studi scientifici, è lecito attendersi un aumento dell’inflazione fra i 2 e i 4 punti (non certo 20!). Ricordo cosa successe nel ’92 dopo una svalutazione del 20%: l’inflazione scese dal 5 al 4%”.

Insomma, uscire dall’Euro è doloroso ma è inevitabile. Anche perché il rischio, sempre secondo Bagnai, è che con l’inasprirsi della crisi del debito siano gli stessi mercati a sbatterci fuori dalla moneta unica, un po’ come sta per succedere alla Grecia. E allora tanto vale tornare alla vecchia lira “da noi”, farlo in maniera programmata, riducendo le conseguenze negative al minimo. Allora sì che potremmo finanziare la nostra economia, immettendo denaro nel sistema, e allora sì che potremmo estinguere parte del debito semplicemente svalutando. In ogni caso, la fine dell’euro non vorrebbe dire la fine dell’Unione Europea: essa è infatti vissuta prima della moneta unica e vivrà anche dopo di essa.

Il corollario di questo pensiero anti-euro che è, consequenzialmente, anche anti –europee è l’avversione verso le politiche del governo Monti. Esse, infatti, sono quanto mai simili a quel mainstream pro-euro che Bagnai tanto avversa. Ecco cosa pensa l’economista pescarese dell’operato montiano: “In realtà il governo Monti sta facendo delle scelte tecnicamente sbagliate, che mettono in visibile difficoltà il paese, applicando a noi le ricette che non hanno funzionato in America Latina negli anni 80 e 90”.

6 commenti

  1. La svalutazione porta all’ inflazione a rigor di logica per il tramite dell’aumento dei costi. Con un particolare, che l’effetto aumento costi scatta in un tempo successivo all’effetto svalutazione. Invece contestuale alla svalutazione è l’effetto positivo di miglioramento competitivo, quindi maggior domanda e maggiori vendite all’estero dei nostri prodotti. Ergo l’effetto quantitativo vo dellle svalutazioni è sempre tendenzialmente inferiore all’effetto inflattivo. Dopodichè si possono intessere discorsi contigenti sulll’argomento.
    Iinoltre l’effetto inflattivo come perdita di potere d’aqcuisto da parte dei salari è parzialmente contenuto dalla maggiore forza contrattuale che la crescita finalmente liberata concede ai lavoratori.Anche qui poi si possono intessere argomentazioni specifiche che aumentano o diiminuiscono questa linea di tendenza.
    Bagnai comunque non vuole uscire dall’euro perchè intende restituire compettività alle nostre aziende per ila tramite della svalutazione, ma egli intende solo imporre la naturale logica del mercato a cui abbaiamo derogato con la moneta unica.
    Il mercato applicato ai cambi in luogo del cambio fisso conseguente alla moneta unica è l’unico viatico per consentire di suoperare gli squilibri tra aree monetarie omogenee. L’euro non è sbagliato in sè, è sbagliato appllicare la moneta unica tra varie aree omogenee troppo dissimili per potenzialità le une dalle ltre. In questo caso di rafforzano le più fortui che vendono megliio e si indeboliscono le più deboli che vendono peggio. Elaumnteo degli squilibri porta a indebolire lo spirito unitario europeo steso e i processi di unificazione europea.

  2. Ho alcuni commenti in merito. A me della naturale logica del mercato dei cambi non frega nulla. L’euro è una comodità in sè e uscire sarebbe di certo un danno dal punto di vista della complessità di gestione dei cambi nei rapporti commerciali. Poi non credo che un poco di svalutazione porterebbe un immediata ripresa di certi mercati export. Forse che oggi la Golf vende perchè costa meno della Punto? Da ultimo credo che sia vero che l’unione è stata fatta in modo incompleto ma caso mai questo sarebbe un motivo per accelerare non per uscire.

  3. Ho letto il libro di Bagnai (“Il tramonto dell’euro”, Imprimatur editore, 15€) e come studente lo stimo moltissimo, come persona ancora di più perchè non è come i soliti due o tre personaggi che urlano a tutto spiano che “dobbiamo-difendere-l’euro-altrimenti-ci-sarà-la-fine”. Dissero così di Bretton Woods, dissero così dello SME e la storia dimostra apertamente che la lira in quei casi, superata la svalutazione, cominciò a rivalutarsi, prima contro il dollaro USA poi contro il D-Mark (negli anni ’90 diverse azioni furono fatte per far abbassare il valore della lira perchè nel mondo ricominciava a venire richiesta, tutto per rimanere ancorata ancora ad un cambio ottimale col Marco per entrare – psicologicamente e poi economicamente – nell’euro). Chiunque difenda la moneta unica per me è e sarà un classico “servo del potere”, come lo furono le camice nere, i collaborazionisti di Pol Pot ed i funzionari dell’URSS. Lui è uno dei pochi che con calma e, soprattutto, con dati certi dimostra come l’Europa NON è un insieme di aree valutarie omogenee. Un giorno la gente capirà cosa veramente è e cosa sarà la UE (trattato di Velsen e sull’ESM). Allego dei link per mostrare chi è veramente Bagnai, una delle poche persone che ha aperto finalmente gli occhi:

    http://www.youtube.com/watch?v=JGcbKCcVES8 (notare come il pappagallo Boccia dica le solite cose da CdS, tg vari o Monti.)

    http://www.youtube.com/watch?v=yr0qwlEcGzM (notare i luoghi comuni detti da Borghesi e dall’altro economista)

    http://www.youtube.com/watch?v=T-OrEESwdeg (ancora la solita stron*ata dei risparmi sui tassi di interesse…)

    http://goofynomics.blogspot.it/ (il suo blog)

    http://www.amazon.it/Il-tramonto-delleuro-Alberto-Bagnai/dp/8897949282 (il suo libro; ad oggi già alla quarta ristampa)

    PS: lui parla mostrando dati ed interpretando i grafici. Chi lo obietta fondamentalmente va contro l’ovvietà dei fatti e parla per i soliti luoghi comuni (“l’euro ci ha salvato dall’Argentina” o ” benzina a 7000L / litro” o, scusate la volgarità, cazzate simili). I soliti ignoranti caproni proeuro e “schiavi del sistema” se così si può dire. Per dirla alla Bagnai “Luogocomunisti”

  4. Sono 3 anni che seguo le discussioni sull’uscita dall’ Euro. Mi trovo molto d’accordo con la critica verso le politiche di austerity che stanno sempre di più portandoci in direzione del non ritorno. Se si vuole rimanere nell’ euro servono subito gli EuroBond. Se la Germania non cede unica scelta plausibile è salutare tutti e tornare ad una moneta sovrana. Continuando a stare ai trattati tedeschi nel giro di 5 anni il paese sarà devastato da crisi economiche gravissime, conflitti di stabilità e guerra civile. La migliore ricetta è quella di riappropriarsi della moneta sovrana, ridare slancio agli imprenditori con iniezioni di moneta, svalutare del 5% la lira sull’ euro, e sopratutto avvantaggiare le grosse imprese Cinesi, Asiatiche che vedendo il mercato Italiano appetibile verrebbero immediatamente e porterebbero lavoro. Naturalmente il tutto con paletti su stipendi dignitosi, tasse al 15% per i nuovi assunti e per almeno 5 anni, e sopratutto metteremo in circolo moneta anche aumentando il debito pubblico, che è il minor problema che al momento abbiamo. Difatti basti guardare al debito Giapponese che è superiore a quello Italiano, e non esistono tutte le problematiche che invece il nostro mercato al momento possiede. Per quanto riguarda a coloro che si ostinano a pensare che l’euro è l’unica soluzione, basta soltanto guardare paesi come l’Argentina che per decenni hanno visto politiche di austerity sopratutto negli anni 80 e 90, ed hanno portato il paese sud Americano ad una gravissima crisi economica nel 2001. Bene dopo ben 2 colpi di stato, ed una guerra civile, l’Argentina in soli 12 anni è divenuto il paese locomotore dell’ economia sud americana. Si sono sganciati dai vincoli di austerità, hanno introdotto politiche rassicuranti verso chi faceva impresa, ed il risultato è stato di abbassare la disoccupazione al 7%, accrescere il potere d’acquisto degli stipendi, e crescere come stato. L’Italia è al punto di non ritorno, cosa aspettiamo ad adoperare queste ricette?

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