Alberto Bagnai contro Tsipras: chi ha ragione?

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Alberto Bagnai è la bandiera del no-euro, Tsipras è la nuova bandiera della sinistra europea. Entrambi si dichiarano contro la austerity, entrambi – però – nutrono una certa avversione uno dell’altro.

Tsipras reputa che è possibile cambiare le politiche europee senza uscire dall’euro. Bagnai reputa che qualsiasi riforma dell’Europa deve passare obbligatoriamente per l’abbandono della moneta unica.

Chi ha ragione?

E’ sostanzialmente una questione di fiducia nelle istituzioni. Il leader greco crede nella possibilità di modificare l’Europa dal di dentro e crede che il problema stia negli uomini – e nelle loro idee – piuttosto che nella struttura dell’Unione Europea.

L’economista abruzzese, di contro, rintraccia il nucleo del problema proprio nella struttura, nell’ecosistema di regole e di interdipendenze che ostacola il progresso economico e crea immense distorsioni economiche, politiche e sociali.

Questa interpretazione dei fatti è stata palesata dallo stesso Bagnai nel corso di un’intervista al magazine L’Antidiplomatico.

“In questo momento dare la colpa di quello che sta succedendo all’austerità e quindi alle regole fiscali, ma non all’euro, significa prendere due piccioni con una fava: perché da un lato assumi una posizione critica, simil-keyenesiana, e quindi fai finta di essere di sinistra, “rivoluzionario”, ma, dall’altra, non tocchi il nocciolo del problema che è la rigidità dell’euro”.

Per questo motivo Bagnai giudica Tsipras e i suoi sodali come ipocriti o incompetenti. Ma perché il problema è la moneta unica in sé, piuttosto che il cattivo utilizzo della stessa?

Sostanzialmente, l’austerity esiste non perché la “gente è cattiva” ma perché è un diretto prodotto dell’euro. E’ l’euro che costringe i paesi a politiche monetarie austere. La questione sta nella fissità del cambio. Quando due economie commerciano e hanno una diversa potenza economica, l’economia debole “agisce di valuta” per recuperare gli squilibri. Nella zona euro questo non si può fare perché c’è una sola moneta, che equivale – nei fatti – alla presenza di due monete con un cambio fisso 1 a 1. Il paese debole, dunque, per recuperare gli equilibri deve distruggere la domanda, ossia deve abbassare il costo del lavoro – affinché l’export non soccomba – con grave disagio per la popolazione. In Europa vige, quindi, una situazione di assurdità: “Se tu puoi fare aggiustamenti solo tagliando salari e redditi, di fatto distruggi il Mercato interno, vale a dire il motivo stesso di essere di una unione economica, che non è quello di essere uniti per combattere gli altri, ma è quello di essere uniti per avere un forte mercato interno al quale rivolgersi in caso di shock esterni, un mercato interno che funzioni da “ammortizzatore”.

La conclusione è che la sinistra europea, che si dice rivoluzionaria, fa invece gli interessi del mondo neo-liberista.

Le valutazioni di Tsipras sono invece del tutto politiche. La sua opinione è che i no-euro alimentano il populismo, dunque una posizione irrazionale. L’elevate dose di populismo impedirebbe, qualora fossero queste forze a vincere, di realizzare un vero cambiamento. Tutto questo per un semplice motivo: il populismo non crea, bensì distrugge solamente.

Da questo punto di vista, è ovvio che Bagnai offra qualcosa di più delle valutazioni politiche: i suoi ragionamenti procedono da studi di natura economica, quindi meno arbitrarie di quelle di Tsipras.

Foto originale by Images Money