Alberto Bagnai contro i Capitali Esteri

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Alberto Bagnari, economista dell’Università di Pescara, ha abituato l’opinione pubblica a interpretazioni della situazione economica davvero contro corrente. I suoi attacchi all’euro e alle politiche ispirate dall’Unione Europa non sorprendono più. Di recente, però, si è scagliato contro un altro argomento che è visto tradizionalmente in maniera favorevole: gli investimenti dall’estero.

Cosa rende gli investimenti dall’estero dannosi per l’economia?

Bagnai nel suo blog su Il fatto quotidiano è molto chiaro. Gli investimenti vengono agitati dalle forze politiche di destra e sinistra come una delle panacee per i mali dell’Italia, anzi… in Italia le politiche economiche vengono decise a questo scopo, ponendo come priorità l’acquisizione di credibilità al fine di attirare i capitali esteri. Bagnai, però, ricorda che “nessun pasto è gratis”, e quindi gli investimenti si comporterebbero come se fossero prestiti. Insomma, nel tentativo di cercare liquidità, l’Italia troverebbe solo altro debito. Il ché, oggi, con il debito oltre il 120% del PIL, non è proprio una bazzecola. Gli investimenti esteri frutterebbero solamente, appunto, ai paesi esteri. Poniamo caso che una società francese compri una società italiana… Dove pensate che i ricavi andranno a finire? In Italia o in Francia?

Secondo Bagnai, la cecità della politica è causata dall’incapacità di capire quali siano i veri problemi del paese. E’ ovvio, poi, aggiunge l’economista, che le soluzioni facciano più male che altro. Nello specifico: “Il problema è che tutto ciò è la risposta giusta all’ennesima domanda tragicamente sbagliata: come facciamo a sembrare credibili per farci prestare soldi che ci facciano tirare avanti per un pò?” La domanda giusta sarebbe: “come facciamo a rilanciare la nostra economia, creando reddito e quindi risparmio, ed evitando così di farci incaprettare dai mercati?

Questo passaggio è il ponte di collegamento a un argomento che a Bagnai sta molto a cuore, la “morte dell’euro”. Proprio lì l’economista va a parare a fine dell’articolo. La risposta alle giuste domande, secondo Bagnai, infatti, passa per la riappropriazione della sovranità monetaria. La dissoluzione dell’euro quindi, almeno dell’euro come lo si conosce oggi, e la rinnovata possibilità di svalutare la propria moneta per renderla competitiva all’estero e di immettere liquidità nel sistema. Tutti strumenti, questi, utili per far ripartire l’economia, creare crescita, creare rendita e quindi fare a meno dei capitali esteri che produrrebbero solo debito.

Bagnai definisce queste teorie come semplicissime, in possesso anche dei tecnici, che però fanno finta di non sapere. Quello che manca, dunque, tra le altre cose, è la buona fede dei nuovi governanti: “C’è invece l’ovvia intenzione di favorire i creditori esteri, facilitando in tutti i modi (col dumping sociale, con la distruzione del sistema produttivo italiano) l’acquisto da parte loro di attività reali italiane (aziende, ospedali, immobili, marchi di fabbrica, know-how), che in caso di uscita dall’euro non potrebbero svalutarsi (mai visto un capannone restringersi dopo una svalutazione!), e garantirebbero bei profitti (da espatriare rigorosamente all’estero)”.