Airbnb raddoppia il fatturato

Airbnb, la startup per camere e case in affitto, ha chiuso il terzo trimestre 2015 raddoppiando il fatturato a quota 340 milioni di dollari, su 2.2 miliardi di dollari di prenotazioni. L’azienda, sulla base di questi confortanti dati, prevede di chiudere l’anno corrente con 900 milioni di dollari di ricavi e una perdita operativa di circa 150 milioni di dollari.

I numeri

Con una raccolta di100 milioni di dollari nell’ultimo giro di finanziamenti, il portale di house sharing viene ora valutato 25,5 miliardi di dollari. Già lo scorso giugno il Wall Street Journal aveva riferito di un nuovo round di finanziamento di 1,5 miliardi dollari, il doppio della valutazione del portale di viaggi Expedia: a sommettere su Airbnb, importanti operatori quali General Atlantic, Hillhouse Capital Group e Tiger Global Management. Ciò che attira sono principalmente le proiezioni ad alta redditività: la startup prevede, infatti, revenue pari a 10 miliardi entro il 2020 e una quota di mercato del 10 per cento.
Airbnb, fondata a San Francisco nell’ottobre del 2008 da Joe Gebbia e Brian Chesky, offre in più di 34.000 città in 190 Paesi, un milione e mezzo di case, appartamenti, guest room, abitazioni su barca e anche tre case sull’albero.
Si stima che le notti prenotate in camere e in case in affitto siano passate dalle 40 milioni del 2014 alle 80 milioni del 2015. Sempre più turisti e viaggiatori danno la loro preferenza ad Airbnb. Chiaramente il primo punto a favore è il prezzo inferiore a quello che si pagherebbe nell’andare in un albergo. Ma non è da sottovalutare l’opportunità di affittare un intero appartamento ed entrare realmente in contatto con la popolazione locale. Cosa che attira sempre più persone desiderose di immergersi completamente nella realtà circostante.

Sharing economy

La start-up californiana, chiaro e vincente esempio di sharing economy, ha sconvolto il modello tradizionale del business dell’ospitalità, mettendo a portata di mouse milioni di camere private. A questo proposito, PricewaterhouseCoopers ha condotto proprio una ricerca sulla sharing economy, realtà che unisce l’utilizzo della tecnologia digitale e lo scambio economico. È emerso che il 44% di adulti è a conoscenza dell’economia collaborativa, l’86% ritiene che questa possa rendere la vita più accessibile, l’83% crede che renda la vita più conveniente e il 78% che rafforzi la comunità.

Ripercussioni sul settore alberghiero

L’incredibile ascesa di Airbnb ha cominciato ad erodere la base tradizionale di clienti delle maxi-catene alberghiere e, indirettamente, a calmierarne le tariffe delle stanze. Inoltre molti gruppi hanno iniziato ad unirsi o stanno pensando di farlo prossimamente per consolidare la loro posizione sul mercato. È di pochi giorni fa, per esempio, la notizia della fusione tra Marriott e Starwood. E si attendono nuove mosse. Sembra, infatti, che la francese Accor abbia puntato gli alberghi di lusso della canadese FRHI e che sarebbe pronta ad acquistarli per 3 miliardi. Ma c’è anche un’altra suggestiva ipotesi: l’immobiliarista miliardario Thomas Barrack prevede che prima o poi ci sarà una fusione tra una delle grandi catene tradizionali e Airbnb. E questa sì che sarebbe una vera rivoluzione.