Agenzie di Rating: Italia sulla via del commissariamento e abolizione

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Lo spread non è più argomento da prima pagina. A occuparla, adesso, ci sono gli effetti della crisi sull’economia reale, dunque i giovani senza lavoro, le famiglie senza lavoro, i consumi che crollano e via dicendo. Ciò non toglie che quello del debito sia un problema pressante, e che rischia di ingigantirsi. L’Italia, per ora, con uno spread a 270, non ha grosse difficoltà a finanziarsi, ma potrebbe avercele da qui a qualche mese se si avvereranno un paio di condizioni indesiderabili.

La condizione meno “addomesticabile” è un ulteriore declassamento da parte delle agenzie di rating. Moody’s e Standard & Poor’s sono pronte a relegare il nostro debito a “spazzatura”.

L’outlook dell’ultima valutazione era negativo a causa dell’instabilità politica e, guarda caso, l’instabilità è aumentata per via della sentenza definitiva del caso Mediaset.

Un ulteriore declassamento significherebbe… Commissariamento. Questi due termini sembrano a primo acchito indipendenti uno dall’altro, ma non lo sono. Se infatti insieme al declassamento si registrerebbe una richiesta di aiuto da parte dell’Italia all’Europa, con la messa in modo del Meccanismo Europeo di Stabilità (nei fatti un mega-prestito ai paesi deboli), l’Italia perderebbe la sua sovranità politica in campo economico.

Il regolamento del Meccanismo, infatti, prevede mega-prestiti agevolati ai tesori nazionali ma prevede anche una sorta di commissariamento per questi paesi che, usufruendo del MES, abbiano un debito “spazzatura”. E attualmente l’Unione Europea fa affidamento alle agenzie di rating per definire il grado di “monnezza” dei vari debiti sovrani. Il commissariamento prevede la realizzazione di un piano economico in stile Grecia che, come si è visto, ha sacrificato la patria di Socrate sull’altare della solvibilità.

L’Italia, si vocifera, stia correndo ai ripari. Come? Semplicemente cercando di privare le agenzie di rating del peso politico che attualmente ricoprono. L’idea è quella di sostituire le agenzie di rating attuali con altre di ben diversa natura. Moody’s e S&P, infatti, sono enti privati che certo possono offrire garanzie quando si parla di consulenze, ma non legittimate – de iure e de facto – a influire così tanto sulla sovranità dei vari paesi. L’idea è, in estrema sintesi, di creare delle agenzie di rating pubbliche, gestite da organismi super partes e che non hanno interessi in gioco, come la Banca dei Regolamenti Internazionali con sede a Basilea e l’Ocse. Se consulenza deve essere, che sia imparziale dunque.

Le voci di corridoio, riportate da Federico Fubini di Repubblica, parlano di primi contatti informali. L’Italia si starebbe muovendo in silenzio ma in modo abbastanza efficace. Nessuno in Europa vuole trasformare l’Italia in una nuova Grecia, trasformazione dagli esiti devastanti visto che il Bel Paese è la terza economia del continente.

Sempre Fubini riporta che l’Italia che uscirà allo scoperto, con una richiesta formale, solo al prossimo G20. E riporta anche di una certa indecisione di Mario Draghi. Il Numero Uno della Bce vorrebbe aiutare l’Italia in questa impresa (probabilmente supportata da altri paesi in odore di insolvibilità) ma è tentato anche di non entrare in partita visto che è proprio il suo paese di origine a portare avanti l’idea di agenzie di rating pubbliche.

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