Affido condiviso: cosa prevede la legge

La legge 54 dispone l’affido condiviso dei minori in caso di separazione dei genitori, come avviene da tempo in altri paesi

La legge sul cosiddetto affido condiviso prevede che, anche in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore abbia il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe. Dunque, di ricevere da loro ugualmente adeguata cura, educazione e istruzione, conservando altresì rapporti significativi con i parenti di ciascun genitore. Tale legge, la numero 54, si presentava così molto innovativa di fronte all’andazzo prevalente, dato che in genere i figli minori venivano affidati quasi sempre alle madri, dando al padre un ruolo marginale e relegato principalmente al weekend. Pertanto, di carattere quasi esclusivamente ludico. Vediamo di seguito nel dettaglio cosa prevede questa legge e se viene effettivamente applicata.

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Bambina contesa dai genitori

Affido condiviso: cosa prevede la legge

Entrando nel merito della legge affido condiviso, essa contiene una lunga serie di regole e obblighi. Sia di carattere prescrittivo che più generici. Quanto alle prime, i magistrati all’atto delle sentenze, non hanno molta discrezionalità. Si pensi all’assegnazione formale dell’affidamento condiviso, che il magistrato deve tenere in considerazione in modo prioritario rispetto all’affidamento esclusivo. Quanto alle seconde, si pensi ai tempi e alle modalità concrete con cui i figli minorenni devono stare coi genitori. O ancora, riguardo il mantenimento degli stessi, per cui si predilige il cosiddetto supporto diretto per capitoli di spesa, ma il magistrato può decidere la consistenza della corresponsione di un assegno mensile: per il quale, comunque, non sono previsti obblighi di rendicontazione di chi lo elargisce all’altra parte. Non meno importante è ciò che riguarda l’attribuzione della casa coniugale: se in precedenza si seguiva in genere l’affidamento dei minori in favore delle madri, con le nuove regole si predilige invece di realizzare un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

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I padri sono ancora penalizzati

Affido condiviso: legge poco applicata

Il sito Lavoce.info ha realizzato una ricerca per capire quanto la legge sull’affido condiviso sia applicata e come abbia influito sulle sentenze dei giudici. Sono state sottoposte ad analisi più di 900mila sentenze sancite in dieci anni, ossia dal 2000 al 2010. Dal risultato della ricerca si evince come in effetti la legge sia stata applicata soprattutto per quanto concerne proprio l’affido condiviso. La parte della legge 54, come detto nel precedente paragrafo, che non lascia discrezionalità ai magistrati. Di contro, i punti dove hanno maggiore discrezionalità, non vengono mai applicati nel concreto. Su tutti il fatto che la casa coniugale vada alle madri, addirittura in modo ancor più maggiore che prima della riforma. Sebbene non ci sia un’evidenza scientifica dimostrabili dai dati raccolti dalle cancellerie, non si può stabilire se qualcosa sia cambiato davvero in merito al tempo che i minori possono trascorrere con ciascun genitore. Ma tutto lascia intendere che poco sia cambiato e che ad essere penalizzati siano ancora i padri.

Del resto, nulla è cambiato sul fatto che siano questi ultimi a dover versare l’assegno di mantenimento per il coniuge. Tuttavia, grazie alla legge, gli importi dovuti sono leggermente calati. Ancora, la ricerca ha evidenziato come la legge 54 abbia reso più conveniente che in passato separarsi, tant’è che è aumentato il numero di donne che prende l’iniziativa nel chiedere la separazione. È infine aumentata la litigiosità (dimostrabile con l’evidente aumento al ricorso di procedimenti non consensuali), nonché l’inefficienza degli uffici giudiziari (dimostrata col tempo che un magistrato impiega dal giorno dell’inizio del procedimento all’emissione della sentenza).

Affido condiviso: effetti negativi e motivi del flop

Insomma, l’applicazione nel concreto della legge su affido condiviso è molto distante dai principi con cui essa è stata introdotta. Eppure, nei Paesi in cui è stata introdotta, ha portato degli evidenti benefici. In primis per i bambini, che vivono con un minor trauma la separazione dei genitori (e ciò lo si deduce dai loro risultati scolastici migliori). Ma anche per i genitori stessi e la società in generale, dato che aumentano i matrimoni, le nascite e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Se si vuole cercare le cause di questa scarsa applicazione della legge su affido condiviso, se ne potrebbero trovare tre:

  • la discriminazione di genere, nella fattispecie a danno dei maschi (padri);
  • l’aumento dei magistrati donna, che propendono in favore del proprio genere;
  • l’eccessiva discrezionalità attribuita in Italia ai giudici, molto più che in altri Paesi, i quali tendono ad utilizzare i vecchi parametri, perfino più che in passato.