Addio al Diesel? Quali conseguenze provocherebbe

Negli anni ’90 si riteneva il Diesel il carburante del futuro. Molto più conveniente e meno inquinante della benzina. Negli anni però, l’ascesa di metano e Gpl, la scommessa per il futuro delle auto elettriche (mentre l’auto a idrogeno resta una chimera), direttive euro e la presenza ancora forte delle auto a benzina, ha ridotto le prospettive del mercato automobilistico delle auto a diesel. Le quali hanno peraltro subito un duro colpo dal recente Dieselgate, che ha coinvolto diversi colossi europei dell’industria automobilistica. In primis la Volkswagen.

Secondo un’indagine di AlixPartners, una società di consulenza Europeal e auto a diesel rappresenteranno entro il 2030 solo il 9% del mercato automobilistico. E’ quanto emerge dal rapporto intitolato “Emissioni: sempre più vicina l’Era dell’ibrido e dell’elettrico”. Mentre il sorpasso arriverà a breve, tra tre anni. Entro il 2030, le auto elettriche dovrebbero rappresentare un quinto delle immatricolazioni auto, soprattutto grazie all’abbattimento dei costi delle batterie. Fino ad oggi il vero fattore che ne ha frenato la diffusione. Per il resto, un terzo delle auto immatricolate sarà un ibrido a benzina (Gpl o metano), un quarto solo benzina e quasi un ventesimo elettrica plug-in.

Ma tornando al Diesel, cosa accadrebbe se fosse rimosso dal mercato o ridotto ai minimi termini? Ecco di seguito i possibili scenari.

Sommario

Origine del Diesel

Il motore Diesel è stato brevettato nel 1892 dall’ingegnere tedesco Rudolf Diesel (da qui il nome). Funziona a combustione interna, alimentato a gasolio, sfruttando il principio della compressione al fine di conseguire l’accensione del combustibile e non l’azione delle candele d’accensione come invece avviene in un motore ad accensione comandata. I motori diesel sono stati inizialmente per muovere i mezzi di trasporto (treni, battelli, sottomarini), poi per i macchinari industriali e infine, in anni più recenti, per le automobili (anche se la prima auto con motore a Diesel risale al 1932, una Mercedes).

Perché stiamo andando verso abbandono del Diesel

Diesel, un amore finito? Sembra proprio di sì. Basti pensare che il colosso Volvo – svedese d’origine ma con pesanti investimenti cinesi – ha abbandonato del tutto la realizzazione di auto a Diesel. Ma perché questa strategia? Ecco riassunti i motivi salienti:

I gas di scarico

Il diesel è ancora fortemente inquinante. O almeno al cospetto dei nuovi parametri. Valvole di ricircolo dei gas scarico (Egr) e filtri antiparicolato non si sono mostrati efficienti nel mitigare questo limite. Se è vero che rispetto alla benzina, il diesel è meno inquinante (20% di Co2 in meno), è anche vero che emette sostanze come gli ossidi d’azoto (NOx) e il particolato (PM10).

Diesel in difficoltà al cospetto dei nuovi parametri europei

In virtù di ciò, il Diesel cozza contro i prossimi nuovi parametri europei sui gas di scarico. Se già sono arrivati gli Euro 6c ed Euro 6d, prossimamente avremo anche Euro 7. Se i primi due tengono a galla il Diesel, la mazzata dovrebbe arrivare con l’arrivo di questo ultimo insieme di regole. Poiché spingerà alla realizzazione di valvole Egr piuttosto che di filtri antiparticolato. Ed è proprio il PM10 che le future normative europee tenteranno di abbattere. Ad oggi ancora imbattibile con le tecnologie vigenti. Come invece fatto per il NOx “smembrato” in azoto e ossigeno, mediante i sistemi di post-trattamento dei gas di scarico costituiti da DPF e FAP. I quali ne riducono le dimensioni, rendendo questo materiale pertanto ancora più pericoloso e nocivo. Non a caso, le prossime vetture di colossi quali Mercedes e Volkswagen saranno dotate di un apposito filtro antiparticolato.

Benzina preferita al Diesel nelle auto ibride

Il Diesel non si sposa neanche bene con le nuove auto elettriche ed ibride. Per le quali i costruttori preferiscono di gran lunga la benzina. Se è vero che le auto elettriche o ibrido-elettriche in città possono presentare un vantaggio, presentano grossi limiti per percorsi più lunghi. Sia per il peso ancora rilevante delle batterie, che ne compromette le prestazioni, sia perché sono ancora poche le colonnine per le auto elettriche sul territorio nazionale. Sebbene vada anche detto che l’efficienza di questi sistemi sia migliorato parecchio negli ultimi anni. E lo farà ancora in futuro, al punto da ritrovarsi alle statistiche dette nell’incipit. Stesso discorso per le altre tipologie di auto ibride, prodotte sempre a benzina poiché tendono a perdere un po’ in prestazioni.

Diesel penalizzato in città

Poi ci si mette la legislazione. Gli enti locali, per ridurre l’inquinamento nei centri urbani, tendono sempre a colpire anche le auto a Diesel, oltre ovviamente quelle a benzina. Pertanto, c’è il rischio spesso di essere costretti a lasciare la propria auto nel garage per blocchi del traffico o per soluzioni tipo “targhe alterne”. Le quali servono a risolvere il problema momentaneamente, ma non a livello strutturale.

Prezzo del Diesel di poco inferiore a quello della Benzina

Infine, c’è la questione economica. Ormai da alcuni anni il Diesel presso i distributori ha raggiunto quasi quello della benzina, distanziandosene solo di una ventina di centesimi. Mentre il Gpl si fa preferire come alternativa a quest’ultima giacché il prezzo in genere è dimezzato. Magari in futuro, quando anche il Gpl sarà molto diffuso, seguirà lo stesso andazzo. Ottimo anche il prezzo del Metano, sebbene rispetto al Gpl necessiti di maggiori rifornimenti a fronte di una minore diffusione a livello nazionale. L’idrogeno resta invece solo un sogno fermo agli anni ’90.

Quali conseguenze per gli italiani con abbandono del Diesel

Cosa accadrebbe agli italiani se si decidesse, anche gradualmente, di mettere al bando il Diesel? Un orizzonte non fantasioso, alla luce del recente Dieselgate e dei nuovi parametri relativi alle emissioni prima citati. Vediamolo di seguito.

Obbligati ad acquistare un’auto nuova

Una spesa che agli italiani non farà certo piacere, almeno che la propria autovettura non è già ad un passo dallo scasso. Il governo di turno potrebbe ad esempio sempre perseguire la strada degli ecoincentivi, che in questi anni ha molto funzionato. Certo, a pagarli sarebbe la collettività dei contribuenti, ma il gioco vale la candela: ridurre le emissioni di particolato nell’aria. Altra strada sarebbe quella di limitarne il più possibile l’utilizzo, con norme sulla circolazione sempre più stringenti. Mettendo così gli italiani spalle al muro.

Auto diesel svalutate

Ma a parte la spesa che, con tutti gli ecoincentivi, si costringerebbe gli italiani con auto a diesel, c’è anche la questione relativa alla svalutazione dell’auto stessa. Chi acquisterebbe un’auto sapendo che potrà circolare poco? Le concessionarie potrebbero approfittare dei mercati esteri, come quello africano e orientale, spesso un buono spaccio di auto qui ormai snobbate. Auto a diesel usate potrebbero essere vendute con una media di 8mila euro; così dando come valore medio delle auto vendute tra privati o da commercianti circa 5mila euro, stimiamo almeno 2.500 euro a vettura a diesel. Le quali in totale sono stimate essere 14 milioni. Avremo così 35 miliardi in meno per l’economia italiana, che potrebbero essere sopperiti con ecoincentivi di almeno 2500 euro.

Un danno all’industria automobilistica italiana ed europea

Infine, a perderci sarebbe tanto l’industria automobilistica italiana quanto quella europea. Giacché il vecchio continente negli anni addietro ha molto investito sul gasolio, molto più di quanto fatto da altre aree geografiche del Mondo. Come Usa e Giappone. Gli Stati Uniti prediligono la benzina (essendo grandi produttori di petrolio, la pagano molto meno rispetto agli europei) e quando gli abbiamo venduto auto diesel, abbiamo pure brogliato sulle emissioni (il Dieselgate è scoppiato lì); mentre i giapponesi si sono molto specializzati nelle auto ibride (Toyota è ad oggi in generale al primo posto per auto prodotte a livello mondiale). Pertanto, un abbandono del Diesel costerebbe non poco ai colossi europei delle auto. Anche perché le alternative valide stanno ancora un po’ indietro. Del resto, lo abbiamo capito da tempo. L’Unione europea promulga direttive europea senza valutarne le conseguenze. Ne apprezziamo l’obiettività, ma il bando del Diesel andrebbe prima anticipato dall’individuazione di valide alternative.

Abbandono del Diesel: la Germania in conflitto d’interessi

Sappiamo anche quanto l’Unione europea sia da un quindicennio germanocentrica. Il Paese teutonico detta legge nel vecchio continente, forte della propria posizione economica che ne fa la locomotiva dell’Europa. Poi ci sono paesi spalleggiatori, come Olanda e Francia. Mentre i Paesi dell’Europa meridionale, tra cui l’Italia, sono trattati come l’ultima ruota del carro e hanno quasi zero credibilità (difficile dimenticare la risatina d’intesa tra Sarkozy e la Merkel qualche anno fa). L’uscita della Gran Bretagna, infine, ha reso la posizione della Germania ancora più egemone.

In prospettiva, nulla lascia presagire a un cambio di rotta di questa situazione. La Germania andrà alle urne il prossimo settembre e tutto lascia intendere che sarà confermata per l’ennesima volta. D’altronde, sotto la sua guida e del CDU i parametri economici continuano ad andare a gonfie vele. E le amministrative degli ultimi tempi hanno confermato questo sentore. Lo stesso sfidante, il socialista stimato Schultz (noto agli italiani soprattutto perché Berlusconi gli diede ad inizio 2000 sostanzialmente del Kapò), ha ammesso che la strada è in salita. Inoltre, in Francia la vittoria dell’ultraeuropeista e amico delle lobby François Macron, rinsalderà ancora di più l’asse franco-tedesco (mentre con Hollande la Francia era finita in un ruolo subalterno).

Cosa significa tutto ciò per il Diesel? Che l’Unione europea siffatta si trova in totale imbarazzo nei confronti di questo carburante. La Germania infatti vanta diversi colossi dell’auto che ne fanno pieno uso e si guarderà bene dal bandirlo del tutto. Anche se il succitato Euro 7 è alle porte. Ecco la situazione dei vari colossi dell’auto tedeschi.

Bosch

La Bosch è come noto il colosso della componentistica dei motori turbodiesel. La sua posizione non può che essere a favore del Diesel, ritenendoli indispensabili nella lotta alle emissioni di CO2 (responsabili dell’effetto serra), sia per salvare decine e decine di migliaia di occupati nelle sue fabbriche (stima 50mila operai) e impegnati nell’indotto. La Bosch continua ad investire nel Diesel: basta dire che sta sviluppando 300 motori di ultima generazione atti a migliorare le fasi d’iniezione e di trattamento dei gas di scarico. Per un investimento di 400 milioni annui.

Nonostante il Dieselgate, la Volkswagen punta ancora sul Diesel

Il gruppo Volkswagen è stato il più colpito dallo scandalo Dieselgate. Ma, nonostante ciò, sebbene abbia ammesso di stare investendo massicciamente nell’elettrico per diventare il primo colosso automobilistico ad Emissioni Zero, crede ancora nel Diesel. Secondo la multinazionale con sede a Wolfsburg (che abbiamo imparato a conoscere grazie al calcio), le auto a Diesel saranno ancora importanti per diversi anni al fine di garantire un certo compromesso tra mobilità sostenibile da un lato (almeno rispetto alla benzina) e prezzo accessibile dall’altro. In effetti, il ragionamento regge, considerando quanto le altre fonti energetiche siano ancora un po’ lontane.

Anche la Mercedes investe ancora nel Diesel

Il gruppo Mercedes va in controtendenza rispetto a quanto fatto dalla città in cui ha sede: Stoccarda. La quale ha praticamente bandito i motori diesel. La Mercedes – che notoriamente produce vetture di segmento alto – sta sviluppando certo vetture ibride ed elettriche, ma partendo dal quattro cilindri di due litri, ha sviluppato un tre litri a sei cilindri in linea con turbo a doppia stadio. Un motore che mette insieme più tecnologie, al fine di ridurre in modo drastico ogni tipo di emissioni. Ma la Mercedes intende montarlo anche su nuove auto a Diesel. Facendo capire che non intende bandirlo.

I casi Volvo e Renault

La Volvo – azienda automobilistica svedese nata nel 1927 – è stata invece la prima ad annunciare l’addio al Diesel. Il gruppo, rilevato dalla Ford nel 1999 che a sua volta l’ha ceduta alla cinese Geely per 1,8 miliardi di dollari nel 2010, ha sostenuto che produrre motori turbodiesel comporterebbe un aggravio di costo rispetto al benzina pari al 1600 euro. Dunque, ha intenzione di produrre solo auto elettriche. La vera scommessa futura.

Anche la Renault – storico gruppo automobilistico francese nato nel 1898 – pensa di abbandonare gradualmente il Diesel al fine di sviluppare vetture a Emissioni Zero. Si ricorda che la Renault controlla altri colossi come Nissan e Dacia. Dunque, il suo prestigio potrebbe dare un contributo rilevante alla guerra al Diesel.

Fiat, verso addio del Diesel su 500 e Panda

Anche la nostra Fiat (ora FCA) intende gradualmente disfarsi dei motori Diesel. Soprattutto perché, come detto in precedenza, non saranno più al passo con le future direttive europee. E lo farà partendo dalle vetture più piccole, ossia Fiat Panda e 500. Gruppo FCA sembra intenzionato a sostituire entro il 2020 il 4 cilindri di 1.300 cc Multijet con un “mild hybrid” a 48 volt. Del resto, il powertrain ibrido è perfettamente in grado di avvicinare anche le economie di percorrenze di piccoli diesel come appunto quelli montati su queste due vetture.

Alla luce di tutto ciò, il 9% paventato dalla società AlixPartners entro il 2030, non sembra così irreale. Tutto dipenderà dalle prossime mosse dell’Unione europea nei confronti del Diesel. Alias della Merkel. La quale dovrà ben riflettere se danneggiare o meno le proprie aziende.

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