Saltato l’accordo sul taglio della produzione tra i paesi Opec

accordo sul taglio della produzione

Come si era già prospettato qualche giorno fa è davvero difficile tradurre in fatti veritieri e duraturi i presunti accordi che sarebbero dovuti stati prendere durante il weekend a Vienna tra i membri del cartello Opec. Infatti così è stato. Saltato l’accordo sul taglio della produzione tra i vari paesi, alla cui guida troviamo l’Arabia Saudita.

Saltato l’accordo sul taglio della produzione tra i paesi dell’Opec: petrolio in calo

A partire dalla comunicazione di questa notizia le quotazioni del petrolio hanno iniziato a scendere. Il prezzo dell’oro nero che nei giorni scorsi era arrivato anche a superare i 50$ a barile, aveva già iniziato ad essere più incerto e tremolante la scorsa settimana, quando i timori di un mancato accordo sul taglio della produzione si facevano sempre più tangibili. accordo sul taglio della produzione

D’altra parte è da settembre che il prezzo continua a rimbalzare, dapprima per la volontà di non voler aderire da parte dei Russi e poi per il rilancio dell’Iraq, che chiedeva una sorta di “corsia preferenziale” in quanto deve anche fare i conti quotidianamente con l’ISIS presente nel suo territorio.

Un calo sotto i 48 dollari per l’oro nero

Secondo Bloomberg Ric Spooner di CMC Markets sarà veramente più difficoltoso riuscire a trovare un accordo sui taglio alla produzione:

“Il mercato ha registrato il passo falso con un piccolo aggiustamento dei prezzi, ma non mi sorprenderebbe vedere scivolare il petrolio di nuovo, in area 47 dollari al barile”.

Infatti già in queste ore, dopo le 14.30, il greggio si aggira attorno ai 47,97. 

Il calo del petrolio è stato anche condizionato dalla debolezze dei principali listini europei con un segno meno, da Milano, Parigi, Londra e Francoforte. Lo stesso calo del petrolifero ha portato Eni a perde l’1% circa e a far spostare il target da parte di alcuni grandi broker come Goldman Sachs, Barclays e Credit Suisse. Tuttavia potremmo aspettarci ancora una decina di giorni di instabilità provocata dal clima instabile statunitense viste le imminenti elezioni, i dossier riaperti dall’ FBI nei cofronti di Hillary Clinton e il possibile incremento dei tassi da parte della Federal Reserve. Restiamo ad osservare con attenzione dunque cosa potrebbe succedere in questi giorni inquieti.

Potremmo assistere ad una ripresa del prezzo come si deve a partire dal 30 novembre, quando è previsto un altro meeting dei paesi del cartello dell’Opec.

 

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