L’Abenomics tra luce ed ombre

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Il premier Shinzo Abe ha vinto le elezioni in Giappone e si è assicurato entrambi i rami del Parlamento. Può ora proseguire a grande velocità le riforme economiche accennate a inizio anno. Riforme che rispondono al nome di “politiche monetarie e fiscali ultra-espansive”. In estrema sintesi, lo Stato giapponese riduce le tasse, investe e stampa moneta. Gli effetti immediati si apprezzano già adesso: tutti i parametri vanno a gonfie vele e il paese del Sol Levante è uscito da un decennio di recessione, aumento della disoccupazione, deflazione. Sono in molti però a storcere il naso. Il motivo? Gli effetti a lungo termine dell’Abenomics, devastanti anche per l’Europa e il mondo intero. Fautore di questa visione luci-ombre della politica di Abe è Paolo Savona, professore emerito di Politica economica e presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi. E’ stato intervistato da Formiche.net.

Il bilancio dell’Abenomics secondo Savona è negativo. Ma, allo stesso tempo, la giudica come un passo inevitabile per l’Europa. A primo acchito sembrerebbe un paradosso, ma non lo è.

Il professore non nega gli effetti positivi delle politiche giapponesi, nel brevissimo periodo s’intende. Accusa, però, il Giappone di nascondere la polvere sotto il tappeto. Così non si risolvono i problemi storici: mercato poco liberalizzato, burocrazia elefantiaca. Si droga di morfina il malato per non fargli sentire il dolore. Secondo Savona, a lungo termine i venti nipponici genereranno una tempesta perfetta, una crisi monetaria clamorosa, che si abbatterà sull’Occidente “erodendo i risparmi delle famiglie”.

Eppure, Savona dichiara che l’Italia deve fare come il Giappone. Per un motivo semplicissimo: “È auspicabile (l’Abenomics) perché, come mi ha insegnato Guido Carli, bisogna sempre stare con il Paese “più discolo” per evitare di essere gli unici a pagarne le conseguenze senza raccogliere i vantaggi di breve periodo che queste politiche consentono”. Il professore descrive anche gli effetti benefici nell’immediato sull’economia nazionale ed europea: “Allontanerebbe gli effetti del credit crunch e il rischio di crisi bancarie legate alle sofferenze provocate dalla bassa crescita, riportando il valore degli asset del settore ai livelli pre-crisi. Si produrrebbe dunque uno shock salutare e immediato, rendendo più agevoli le riforme”.

Savona accusa l’Unione Europea di immobilismo. Il suo ragionamento è il seguente: il Giappone e gli Stati Uniti (anche loro alle prese con le politiche monetarie espansive) produrranno disastri che sono ormai ineluttabili. Tanto vale inseguirli in modo da trovarsi al cospetto delle difficoltà armati almeno quanto loro. La Bce e l’Ue però cincischiano, rimangono sulle proprie posizioni, non vedono l’immane meteorite che si sta abbattendo sul mondo. Da qui il passo verso valutazioni politiche “grilline” è breve: “Non si può affidare il governo a chi ha creato tale situazione. Non sarebbe credibile rivolgersi all’opinione pubblica dicendo che l’Europa, questa Europa, è l’unico avvenire del paese: tesi che nella mente del cittadino comune è ormai considerata una bugia. Pertanto occorrono un nuovo gruppo dirigente e nuove idee.”.

Previsioni apocalittiche, quelle di Savona. O per meglio dire, previsioni in stile “quiete prima delle tempesta”. Solo che la quiete gli europei devono ancora conquistarsela.

Una visione cupa sul futuro, simile a quella di Casaleggio, sebbene Savona sposti l’inizio della catastrofe un po’ più in là con il tempo.