Dopo 25 aprile, polemiche per il Primo maggio: chi apre e chi chiude

Come ogni anno, anche quest’anno le due feste separate da una sola settimana, ossia il 25 aprile e il Primo maggio, sono una ghiotta opportunità di fare lunghi ponti per chi lavora. Magari due lunghi weekend o una lunga settimana di ferie, a seconda dei giorni rispettivi in cui ricadono.

Quest’anno, il 25 aprile, giorno in cui si festeggia il 25 aprile, è ricaduto di mercoledì. Rendendo un po’ difficile riuscire, per la sua centralità, a fare un lungo weekend. Ma qualcuno ci è sicuramente riuscito. Mentre il Primo maggio ricade di martedì, il che, prendendo il lunedì di ferie, ha reso più facile l’impresa. Non mancano poi fortunati che sono riusciti a prendersi pure giovedì 26 e venerdì 27 aprile, nonché lunedì 30 aprile. Così da concedersi una lunga settimana di vacanza.

Certo, i tempi sono cambiati e non solo è difficile prendersi i suddetti giorni per godersi una bella settimana di vacanza, ma ormai si lavora pure il 25 aprile e Primo maggio stessi. Ciò soprattutto nella grande distribuzione e nei centri commerciali, che ormai come minimo fanno mezza giornata ma ormai vanno tutti per la giornata intera. In barba ad ogni conquista sindacale, che proprio il Primo maggio viene tra le altre cose festeggiata.

Sommario

25 aprile e Primo maggio, chi apre e chi chiude

Partiamo dal colosso dei mobili Ikea, il quale è rimasto aperto il 25 aprile. I dipendenti del colosso svedese in tutta Italia riposeranno però nel giorno dedicato ai lavoratori.

La catena di abbigliamento e accessori sportivi Decathlon, invece, fa sapere a Repubblica che lascerà la scelta ai direttori dei singoli punti vendita “nel rispetto delle politiche e regolamentazioni del territorio”.

Per quanto riguarda i grandi supermercati e ipermercati, Esselunga chiuderà – come sempre – il primo maggio mentre ha lasciato aperti tutti i punti vendita il 25 aprile con orario festivo 9-20. Conad lascerà campo libero ai singoli imprenditori associati “in base ai bisogni espressi dalle comunità nelle quali operano”.

Tutti i punti vendita Coop invece rimarranno chiusi il primo maggio, mentre il 25 aprile sono rimasti aperti solo quelli del Lazio.

Carrefour chiuderà solo una minima parte dei propri punti vendita. Una decisione presa anche sulla base del 2017, quando la clientela, fa sapere l’azienda, “ha dimostrato di apprezzare la capacità di Carrefour Italia di poter garantire un servizio importante per molte famiglie italiane”. Perché in fondo, tutti si indignano, ma poi sono sereni nel sapere che possono contare sul punto vendita sotto casa.

Auchan manterrà aperti invece 8 ipermercati su 48 nelle zone a maggior flusso turistico. Si potrà fare la spesa nei punti vendita di Fiumicino, Carini, Palermo e Antegnate. Tra i centri commerciali a marchio Auchan (Gallerie Commerciali Italia) porte aperte a Olbia, Casamassima, Mesagne e Mestre.

Rimarranno aperti pure il 95% delle catene che aderiscono a Confimprese, che rappresenta gruppi come Conbipel, Primadonna, Miniconf, Yamamay, Tally Weijl e Carpisa. Che in insieme fanno 30.000 punti vendita, 600.000 addetti e 148,5 miliardi di euro di fatturato.

Apertura nei giorni festivi, l’eterno scontro

Ormai da anni la questione delle aperture nei giorni festivi è un continuo terreno di scontro tra sindacati e imprese. E nei tempi dei Social, ovviamente, si combatte anche sul web.

I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno lanciato l’iniziativa #lafestanonsivende, ricordando ai lavoratori “che non esiste alcun obbligo a lavorare nei giorni festivi” e auspicando che il prossimo Governo modifichi il decreto Salva Italia dell’esecutivo Monti, che ha liberalizzato giorni e orari di apertura. Dal 2012 a oggi diverse Regioni e Comuni hanno tentato di ri-regolamentare la questione, senza però riuscirci.

Di parere opposto Federdistribuzione, che ha invocato le abitudini di acquisto dei consumatori di oggi, i quali chiedono “di poter fare acquisti nei negozi in una fascia sempre più ampia di ore e di giorni, in uno scenario di imponente esplosione dell’e-commerce, una vetrina aperta 7 giorni su 7 e 24 ore su 24”.

Gli fa eco Mario Resca, presidente di Confimprese, che pure punta sul cambiamento delle abitudini dei consumatori. Ormai abituati a trovare aperti gli esercizi commerciali pure nei festivi: “Sindacati, comuni, legislature dovrebbero cogliere i segnali di cambiamento e sostenere una maggiore flessibilità in tal senso. Chiudere i negozi sarebbe un danno enorme ma soprattutto un regalo ad Amazon”.

Diritti dei lavoratori Vs Consumismo

Insomma, dove finisce il diritto dei lavoratori di godersi i giorni di festa e dove inizia il diritto dei consumatori a trovare aperti gli esercizi commerciali sempre? A qualsiasi ora e in qualsiasi giorno? Indietro difficilmente si tornerà e dovremo tutti abituarci alle aperture H24. Anche perché da un po’ ci si mette pure la concorrenza dell’e-commerce.

Poi mettiamoci l’esigenza economica dei dipendenti, che preferiscono rinunciare ad una festività per ritrovarsi qualcosina in più in busta paga a fine mese. E la concorrenza spietata, per colpa della quale, per il timore di non essere confermati perché tacciati ingiustamente di negligenza e scarso zelo.

Infine, i centri commerciali sono punti di svago per coppie, amici e famiglie. I quali spesso li preferiscono alla classica gita fuori porta. Pertanto, per le attività commerciali è una occasione di vendita troppo ghiotta per non farsi trovare aperti.

Insomma, i fattori da prendere in considerazione sono troppi per lasciarsi andare in troppo facili discorsi sindacali e ideologici.

25 aprile cosa si festeggia?

Giusto rinfrescare anche la memoria riguardo queste due festività contese. Partiamo dal 25 aprile. La Festa della Liberazione in Italia, conosciuta anche come Anniversario della Liberazione o Anniversario della Resistenza, o semplicemente il 25 aprile, è una festa nazionale italiana che commemora la fine dell’occupazione nazista del Paese durante la seconda guerra mondiale e la vittoria della Resistenza.

Va distinta dalla Festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno. In questa occasione, infatti, si festeggia la vittoria della Repubblica sulla Monarchia al referendum.

La data fu scelta per convenzione, poiché era il giorno dell’anno 1945 quando il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia (CLNAI) proclamò ufficialmente l’insurrezione in un annuncio radiofonico, proponendo la presa del potere da parte del CLNAI e proclamando la condanna a morte per tutti i leader fascisti (tra cui Benito Mussolini, fucilato tre giorni dopo). Il 1 ° maggio è stata liberata tutta l’Italia settentrionale, tra cui Bologna (21 aprile), Genova (23 aprile), Milano e Torino (25 aprile) e Venezia (28 aprile).

La liberazione pose fine a ventitré anni di dittatura fascista e cinque anni di guerra. Rappresenta simbolicamente l’inizio del percorso storico che ha portato al referendum del 2 giugno 1946, quando gli italiani optarono per la fine della monarchia e la creazione della Repubblica italiana, a cui seguì l’adozione della Costituzione della Repubblica nel 1948.

La data effettiva è stata scelta nel 1946 e nella maggior parte delle città italiane vengono organizzate marce e sfilate per commemorare l’evento. Il 22 aprile 1946, il decreto Disposizioni in materia di ricorrenze festive (“Disposizioni sulle festività”) ha creato la festa nazionale. Il disegno di legge afferma che per celebrare la totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarata festa nazionale.

La ricorrenza venne celebrata anche negli anni successivi, ma solo il 27 maggio 1949, con la legge 260 (“Disposizioni in materia di ricorrenze festive”), essa è stata istituzionalizzata stabilmente quale festa nazionale:

Da allora, annualmente in tutte le città italiane – specialmente in quelle decorate al valor militare per la guerra di liberazione – vengono organizzate manifestazioni pubbliche in memoria dell’evento.

Tra gli eventi del programma della festa c’è il solenne omaggio, da parte del Presidente della Repubblica Italiana e delle massime cariche dello Stato, al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d’alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre.

La festa del 25 aprile genera ancora spaccature tra simpatizzanti fascisti e anti-fascisti. Quest’anno, l’episodio più eclatante si è verificato a Macerata, quando è stato organizzato un gioco simile all’albero della cuccagna con un fantoccio di Mussolini messo a testa in giù. In rievocazione dell’esposizione del cadavere del Duce a Piazzale Loreto. Il gioco consisteva nel rompere la testa del pupazzo.

Molto adirata del tutto la nipote, nonché parlamentare di Forza Italia, Alessandra Mussolini. Che ha voluto incontrare in un faccia a faccia pubblico il sindaco di Macerata, chiedendogli le scuse pubbliche a voce.

Cosa si festeggia il Primo Maggio?

La Giornata internazionale dei lavoratori, conosciuta anche come Festa dei lavoratori o Giornata dei lavoratori in alcuni paesi o più diffusamente festa del Primo Maggio, è una celebrazione dei lavoratori e delle classi lavoratrici promossa dal movimento operaio internazionale che si svolge ogni anno il primo maggio.

La data fu scelta da un’organizzazione pan-nazionale di partiti politici socialisti e comunisti per commemorare il caso Haymarket, avvenuto a Chicago il 4 maggio 1886. La sesta conferenza della Seconda Internazionale del 1904 invitava “tutte le organizzazioni del Partito socialdemocratico e le organizzazioni sindacali di tutti i paesi a dimostrare energicamente il primo maggio per l’istituzione legale della giornata di otto ore, per le richieste di classe del proletariato, e per la pace universale.”

Il primo di maggio è un giorno festivo nazionale in molti paesi del mondo, nella maggior parte dei casi come ” Festa del lavoro “, “Giornata internazionale dei lavoratori” o un nome simile. Sebbene alcuni paesi celebrino una festa del lavoro in altre date significative per loro, come gli Stati Uniti, che celebrano il Labor Day il primo lunedì di settembre.

A partire dalla fine del XIX secolo, con l’aumento dei sindacati e dei movimenti sindacali, i sindacalisti hanno scelto una varietà di giorni come un giorno per celebrare il lavoro. Negli Stati Uniti e in Canada, una festa di settembre, chiamata Festa del lavoro o del lavoro, fu proposta per la prima volta nel 1880.

Nel 1882, Matthew Maguire, un macchinista, propose per la prima volta una festa del Labor Day il primo lunedì di settembre, mentre era segretario del Central Labour Union (CLU) di New York. Altri sostengono che fu proposto per la prima volta da Peter J. McGuire della Federazione Americana del Lavoro nel maggio 1882, dopo aver assistito al festival annuale del lavoro tenuto a Toronto, in Canada.

Nel 1887, l’Oregon fu il primo stato degli Stati Uniti a renderlo un giorno festivo ufficiale. Quando divenne una festa federale ufficiale nel 1894, trenta stati degli Stati Uniti celebrarono ufficialmente il Labor Day.

Così, nel 1887, nel Nord America, il Labor Day fu una festa ufficiale, ma a settembre non il 1 ° maggio. Fu scelto come Giornata internazionale dei lavoratori per commemorare l’affare Haymarket del 1886 a Chicago. In quell’anno a partire dal 1 ° maggio, ci fu uno sciopero generale per la giornata lavorativa di otto ore. Il 4 maggio, la polizia ha agito per disperdere un’assemblea pubblica a sostegno dello sciopero quando una persona non identificata ha lanciato una bomba.

La polizia ha risposto sparando ai lavoratori. L’evento portò alla morte di otto persone e alla ferita di sessanta poliziotti, nonché a un numero imprecisato di civili uccisi o feriti. Centinaia di leader sindacali e simpatizzanti sono stati successivamente arrestati per eccessi e quattro sono stati messi a morte per impiccagione, dopo un processo che è stato visto come un aborto giudiziario.

Il giorno seguente, il 5 maggio a Milwaukee, Wisconsin, la milizia di stato sparò contro una folla di scioperanti uccidendo sette persone, tra cui uno scolaro e un uomo che allattava polli nel suo cortile. Nel 1889, un incontro a Parigi fu tenuto dal primo congresso della Seconda Internazionale, su proposta di Raymond Lavigne che chiamò per manifestazioni internazionali nel 1890 anniversario delle proteste di Chicago. Il Primo Maggio fu ufficialmente riconosciuto come un evento annuale al secondo congresso dell’Internazionale nel 1891.

Successivamente, si verificarono le rivolte del Primo Maggio del 1894. Il Congresso internazionale socialista, Amsterdam 1904, invitò “tutte le organizzazioni del Partito socialdemocratico e le organizzazioni sindacali di tutti i paesi a dimostrare energicamente il primo maggio per l’istituzione legale della giornata di otto ore, per le richieste di classe del proletariato.

Il congresso ha reso “obbligatorio per le organizzazioni proletarie di tutti i paesi interrompere il lavoro il 1° maggio, ovunque sia possibile senza pregiudizio per i lavoratori.”

Il May Day è stato un punto focale per le manifestazioni di vari gruppi socialisti, comunisti e anarchici dalla Seconda Internazionale. Il Primo Maggio è una delle festività più importanti nei paesi comunisti come la Repubblica popolare cinese, la Corea del Nord, Cuba e gli ex paesi dell’Unione Sovietica. Le celebrazioni del Primo Maggio in questi paesi sono caratterizzate da elaborate sfilate della forza lavoro, tra cui esibizioni di equipaggiamenti militari e soldati. Nel 1955 la Chiesa cattolica dedicò il 1 ° maggio a “San Giuseppe Lavoratore”. San Giuseppe è il santo patrono degli operai e degli artigiani, tra gli altri.

Durante la Guerra Fredda, il Primo Maggio divenne l’occasione per grandi parate militari in Piazza Rossa dall’Unione Sovietica e alla presenza dei massimi dirigenti del Cremlino, in particolare il Politburo, in cima al Mausoleo di Lenin. È diventato un simbolo duraturo di quel periodo. Oggi, la maggior parte dei paesi in tutto il mondo celebra la giornata dei lavoratori il 1° maggio.

In Italia il Primo maggio fu abolito durante il regime fascista ed accorpato alla festa del 21 aprile. In quanto, presumibilmente, rievocava le sue origini socialiste. Anteposte dunque all’ideologia fascista (sebbene, si ricordi, che Mussolini aveva proprio origini politiche socialiste). Da un estratto del suo discorso, si giustifica la sua decisione:

“(…) E perché la celebrazione si ricongiunga ai ricordi della nostra storia e del genio della stirpe, il Governo ha voluto farla coincidere con la data del 21 aprile: la fondazione di Roma, data immortale da cui ha inizio il lungo, faticoso, glorioso cammino dell’Italia“.

Da quel momento in poi, pertanto, il 21 aprile ricorreva una doppia festività, conosciuta come “Natale di Roma – Festa del lavoro”. Bisognerà aspettare la fine del regimee il 1945 perché gli effetti del decreto cadessero e il 1 maggio tornasse a rappresentare la data simbolo della Festa del lavoro.

Il 21 aprile, in ogni caso, restò commemorativo del Natale di Roma, celebrato però solo nella Capitale.

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