Nel 2016 Aumenteranno le Tasse? La Corsa di Renzi per Impedire la Catastrofe

La prospettiva di un ulteriore aumento delle tasse è oggettivamente spiacevole. Da quando la crisi è iniziata, le soluzioni dei governi che si sono succeduti hanno riguardato esclusivamente l’incremento della pressione fiscale. Con il risultato di inasprire la crisi e rallentare il percorso di ripresa.

A quanto pare, non è finita. E’ in germe un ulteriore aumento delle tasse, praticamente deciso “per legge”. Il tema è quello – davvero spinoso – delle clausole di salvaguardia. Queste scatteranno il prossimo anno, se non si raggiungeranno alcuni obiettivi nell’ambito della finanza pubblica.

L’unico modo per impedire che questo scenario si verifichi è un aumento sostenuto del Pil. La domanda da un milione di dollari è: cresceremo a sufficienza? La risposta, purtroppo, è negativa. Nemmeno nella migliore delle ipotesi il Prodotto subirà un incremento tale da giustificare un aumento delle entrate, un calo del deficit e la possibilità che le clausole non scattino. Prendiamo per buone le previsioni del Ministero dell’Economia e del Tesoro. L’economia italiana crescerà nel 2015 dello 0,7%, mentre crescerà dell’1,5% nel 2016 e dell’1,5% nel 2017. Queste stime sono praticamente tutte più positive di quelle precedenti, seppur di pochi decimi. Anche sul fronte del debito le cose dovrebbero andare meglio. Nel 2015 si rivelerà stazionario, al 132,5% del Pil. Poi scenderà al 130,9% nel 2016, al 126,7% nel 2017 fino a raggiungere il 123,4% nel 2018.

Questi numeri, pur essendo positivi in senso assoluto, non lo sono affatto in senso relativo. In breve, non sono funzionali al raggiungimento degli obiettivi che il Governo – e l’Italia in generale – si è posto. Non sono funzionali a evitare che le clausole di salvaguardia scattino, e con essa l’aumento della pressione fiscale. Non sono nemmeno funzionali al miglioramento del tenore di vita dei cittadini: il tasso di disoccupazione non scenderà a livelli accettabili, non se la ripresa si attesterà al di sotto del 3% (numerino magico anche in questo caso).

Eppure Renzi ha dichiarato che nel 2016 non ci sarà l’aumento delle tasse. Si tratta della solita promessa non mantenuta del solito politico ansioso di mantenere il proprio consenso elettorale piuttosto che migliorare il tenore di vita dei cittadini? Uno spiraglio per essere ottimisti in verità c’è, ed è dato dalla Spending Review. Se il Governo riuscirà a contrarre la spesa, secondo le regole europee non scatterà la clausola di salvaguardia.

Fino a qualche tempo fa, il termine Spending Review era associato a Cottarelli, il commissario alla revisione della spesa. Peccato che sia entrato in collisione con Matteo Renzi, e questo si sia rivelato fatale per il suo incarico che – sia chiaro – non è stato annullato ma ha semplicemente perso di importanza.

Un’altra possibilità potrebbe giungere da un elemento esterno. Può darsi che Bruxelles sia disposta, prima o poi, a negoziare il pareggio di bilancio. Anziché nel 2017, nel 2018. In questo caso, le clausole di salvaguardia previste per il 2016 potrebbero non scattare perché non ci sarebbe bisogno di produrre entrate superiori. Non sarebbe la prima volta che Renzi “si è salvato” per il cambio del clima in Europa. Il poco di crescita che si vede all’orizzonte deriva, seppur indirettamente, da ciò che si ha fatto Draghi (Quantitative Easing e conseguente indebolimento dell’euro) e non solo da quel che ha fatto il Governo attualmente in carica.