Il 2015 secondo Alberto Bagnai: nessuna speranza per l’Europa

Siamo entrati nell’ottavo anno di crisi. Sono in pochi, ormai, coloro che credono alla favoletta della luce in fondo al tunnel. D’altronde la ripresa è stata annunciata almeno tre volte dal 2008 e in tutti i casi si è rivelata una pia illusione.

Ad assestare l’ennesimo colpo alla speranza è stato, di recente, Alberto Bagnai. Dal suo blog sul Fatto Quotidiano ha analizzato ciò che aspetta all’Europa dal punto di vista economico. Il bello è che ha considerato la migliore delle ipotesi, ossia quella in cui le manovre di Draghi vadano secondo i piani. Anche in questo scenario, per il Vecchio Continente si prospetta l’ennesimo annus horribilis.

Cosa bolle nella pentola della Bce e, più in generale, dell’Unione Europa? Essenzialmente tre cose: il Quantitative Easing, l’implementazione del TLTRO e il TTIP.

Partiamo dal Quantitative Easing, ossia l’acquisto massiccio di titoli di Stato da parte della Bce. Una mossa tanto attesa, dato che ha salvato l’economia degli Stati Uniti. L’unico ostacolo, per quanto enorme, è rappresentato dalla Germania, che è da sempre contraria. La situazione però sta virando al tragico, dunque è probabile che la Merkel sia costretta a mettersi l’anima in pace.

Eppure, non basterà. Il problema, secondo Bagnai, è che il dogma monetarista si è rivelato falso e ciononostante le speranze si basano su quell’assetto. Secondo i monetaristi, a fare la differenza sul fronte della crescita è la quantità di moneta presente nel sistema economico mentre secondo i keyenesiani sta nella quantità di moneta spesa, ossia negli investimenti. La struttura economica dell’Europa e il particolare clima culturale che si è creato in questi anni pongono un freno agli investimenti sia pubblici che privati: le regole finanziari mettono il bavaglio alla spesa pubblica, le banche hanno paura di fare credito, le famiglie hanno paura di spendere. Insomma, è inutile aggiungere i soldi nel piatto se poi, per un motivo o per un altro, non possono essere spesi.

Lo stesso discorso vale per l’TLTRO, ossia il programma di rifinanziamento delle banche, questa volta vincolato all’erogazione di prestiti a famiglie e imprese. Proprio a causa del fatto che le banche hanno paura a prestare, stanno accettando “meno volentieri” il denaro della Bce e ciò rischia di far andare a monte l’intera operazione. L’esito delle aste dei mesi scorsi ha deluso, ma potrebbe rappresentare solo il prologo di ciò che accadrà nel 2015.

Infine, il TTIP. Acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, non è nient’altro che la creazione di una zona di libero scambio tra Usa e Unione Europea. Il modello Ue si allargherà, quindi, a tutto l’Occidente. Peccato che il modello in questione abbia fatto registrare problemi strutturali in tempi di crisi. Il problema è che il libero scambio, in una situazione di eterogeneità a livello di forza, premia i forti e sfavorisce i più deboli.

Bagnai è comunque chiaro a riguardo: i termini dell’accordo sono ancora “piuttosto” segreti, dunque non possiamo che fidarci dei politici che affermano “il TTIP salverà l’Europa”. Il professore è scettico, ma comunque pensa che stia ai cittadini credere o meno alle parole dei propri governanti.

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