2014: previsioni opposte di Krugman e del presidente dell’Eurogruppo

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L’economia, si sa, non è una scienza esatta. Figuriamoci se lo sono l’interpretazione dell’esistente e la previsione del futuro. Sicché può capitare che due individui, allorché entrambi esperti in materia di economia, possano avere opinioni nettamente discordanti sullo stesso oggetto. E’ il caso di Paul Krugman, premio Nobel per l’economia, e di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo. L’oggetto in questione è il “2014 dell’Europa”.

L’opinione di Krugman è che in Europa, per il prossimo anno almeno, non si possa stare tranquilli. Nel corso di una conferenza a Stoccolma, il premio Nobel ha espresso i suoi timori circa i segnali che, un po’ ovunque, si registrano nei paesi dell’Unione Europea. Sono due i segnali di cui avere paura.

Il primo è la perseveranza dei governi nell’attuare politiche fiscali restrittive, in grado solo di ridurre il benessere e di dare il là alla tanto temuta spirale deflazionistica. Secondo Krugman, la cosiddetta austerity, nonostante gli effetti collaterali devastanti, non è riuscita nemmeno nell’intento di migliorare le finanze pubbliche, visto che Spagna, Italia e Irlanda stanno facendo comunque fatica a mantenere il deficit basso (a causa del sempre minore reddito imponibile) e i debiti pubblici stanno salendo in maniera incontrollabile.

Il secondo segnale è, appunto, la deflazione. L’indice dei prezzi al consumo non ha ancora fatto segnare il segno meno per fortuna, ma si sta avvicinando pericolosamente allo zero. L’ultimo dato recita un allarmante +0,7%, in luogo del 2% che è l’obiettivo dichiarato della Bce.

I pericoli della deflazione sono ben noti: calo degli investimenti privati, sofferenza per le imprese, conseguente stretta sui salari.

Ma se Krugman è preoccupato c’è chi, di contro, non lo è per nulla. Si tratta di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo. I segnali che il premio Nobel considera allarmanti, per il presidente indicano nient’altro che l’Europa sta passando un periodo di transizione, di risanamento. Insomma, è tutto sotto controllo, persino la deflazione. Ecco cos’ha dichiarato all’ultimo forum dei ministri delle finanze europee:

La relativa bassa inflazione è una parte della fase in cui ci troviamo, in cui stiamo affrontando alcuni problemi macroeconomici. Se si rafforza la competitività, se si riesce a ridurre il costo del lavoro – e un numero di paesi dell’Eurozona stanno facendo esattamente questo – questo inevitabilmente conduce ad una più bassa inflazione. L’inflazione più bassa è parte della ripresa economica e della ristrutturazione ed è inevitabile. Non sono particolarmente preoccupato che questo vada avanti ancora”.

Com’è possibile che l’opinione di due esperti possano essere così discordanti? Da che parte sta la ragione?

Si potrebbe indagare sulla sincerità delle dichiarazioni o, per meglio dire, sulla libertà di esprimersi di Krugman e di Jeroen Dijsselbloem. Il più libero è Krugman: è semplicemente un’economista, non ricopre cariche pubbliche, non ricopre ruoli di responsabilità. Il presidente dell’Eurogruppo, invece, è appunto il presidente dell’Eurogruppo e quindi oltre a occupare un ruolo politico ha un altro importante compito: quello di rassicurare i soggetti economici circa il destino dell’Unione Europea. E’ dunque normale, praticamente fisiologico, che minimizzi le difficoltà. Certo, minimizzarlo in questo modo potrebbe apparire eccessivo, ma tant’è. Anche perché, a informarsi sul passato di Jeroen Dijsselbloem, si scopre che la sua visione – al netto degli incarichi politici – è simile a quella di Krugman: keynesiana.