20 Milioni di Bitcoin minati: cosa succede da adesso?

Ieri, 9 Marzo 2026, la rete Bitcoin ha estratto il suo 20 milionesimo BTC.

È una data che rimarrà nella storia, anche se in borsa non se n’è accorto quasi nessuno. Da oggi rimane solo 1 milione di BTC da estrarre, su un totale massimo di 21 milioni previsto dal protocollo. E ci vorranno più di cent’anni: al ritmo attuale di circa 450 BTC al giorno, con ogni halving che dimezza ulteriormente la produzione ogni quattro anni, l’ultimo Bitcoin arriverà intorno al 2140.

Non esiste un altro asset nella storia della finanza globale, né l’oro, né il petrolio, né nessuna valuta, per cui si possa sapere con certezza matematica quante unità verranno create nei prossimi 50, 100 o 114 anni. Bitcoin sì.

È questa prevedibilità assoluta che continua ad attirare investitori istituzionali in un’epoca in cui le banche centrali di tutto il mondo stampano moneta con una frequenza e una quantità difficilmente controllabili. La scarcità di BTC non è una narrativa di marketing. È codice sorgente.

Bitcoin: 20 milioni di BTC minati

Regole certe per decenni: perché questo conta in economia

In un mondo in cui i tassi cambiano ogni trimestre, i bilanci delle banche centrali si espandono senza preavviso e le valute fluttuano per ragioni geopolitiche, avere uno strumento finanziario con un’offerta nota al decimo di satoshi per i prossimi 114 anni è qualcosa di radicalmente diverso.

Grayscale, già a dicembre 2025, aveva scritto nella sua ricerca che “un sistema monetario digitale con offerta scarsa e prevedibile ha un’attrattiva crescente nell’economia odierna a causa dei rischi delle valute fiat”.

Le banche centrali che stampano, i debiti sovrani che esplodono, l’inflazione che erode i risparmi: Bitcoin offre un’alternativa con regole che nessuno può cambiare.

Il mercato rimane freddo

Nonostante il calore della community, il mercato non ha reagito con entusiasmo.

Per alcuni analisti il valore è già prezzato. I mercati conoscono il tasso di emissione di Bitcoin con certezza, ed è già inferiore a quello dell’oro.

Liquidità e macro dominano ancora. BTC era a 68.670 dollari al momento della notizia, con un -19% nell’ultimo anno secondo CoinMarketCap.

La distanza tra il valore fondamentale della scarcità programmata e il prezzo di mercato giornaliero è uno dei paradossi più affascinanti di Bitcoin: l’asset più prevedibile per offerta che esista è anche uno degli asset più volatili per prezzo.

Sul lungo periodo, però, la storia ha dimostrato che queste due caratteristiche tendono a convergere: la scarcità alla fine pesa.

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Il 2140 e il problema della sicurezza: chi difenderà la rete?

La domanda più scomoda riguarda il futuro lontano: cosa succede quando l’ultimo Bitcoin sarà estratto?

Oggi i miner guadagnano sia dalla block reward (3,125 BTC per blocco) sia dalle fee di transazione. Senza la prima, rimarranno solo le seconde.

Il rischio teorico è che le commissioni da sole potrebbero non essere sufficienti a incentivare i miner a continuare a proteggere la rete, specialmente se il volume di transazioni non crescesse abbastanza.

La risposta ottimista, condivisa dalla maggioranza degli esperti, è che il Lightning Network e i layer-2 di Bitcoin, crescendo su scala globale nei prossimi decenni, genereranno un flusso di fee tale da rendere il mining economicamente sostenibile anche senza nuove emissioni.

È un scenario a 114 anni: un orizzonte in cui è impossibile fare previsioni certe. Quel che è certo oggi è che il conto alla rovescia è iniziato, e la scarcità di Bitcoin è un po’ più reale di ieri.

Per approfondimenti ti segnalo questo bellissimo articolo di Domenico Sacchi su Substack sui 20 milioni di BTC estratti, in cui viene analizzato utto nel dettaglio. Dalla meccanica degli halving, al futuro dei miner fino alle implicazioni sul prezzo.

Disclaimer: le previsioni degli analisti non devono essere considerate come un consiglo finanziario, ognuno deve fare le proprie valutazioni in tema di investimenti.

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