14 società americane “scoperte” a risparmiare tasse con le offshore

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Apple, Microsoft, Google, Pfizer, Cisco Systems, Oracle, Qualcomm, Johnson & Johnson, Merck, Amgen, EMC, eBay, Eli Lilly e Medtronic. Se vi state domandando cosa abbiano in comune queste grandi corporate americane, la risposta ve la può dare il Financial Times, secondo cui queste 14 aziende deterrebbero quasi 480 miliardi di euro di liquidità al di fuori degli Stati Uniti, mediante strutture offshore utilizzate deliberatamente per abbassare le imposte pagate in patria.

Il quotidiano finanziario afferma infatti che il tax rate (cioè l’incidenza delle imposte sui profitti) si è abbassato fino al 10% medio nell’ultimo anno, e che negli ultimi otto anni la gestione dei bilanci all’interno di tali gruppi ha portato ad abbattere il tax rate complessivo, con utili che hanno superato di tre volte il ritmo di crescita delle vendite per quanto attiene le scritture registrate nei Paesi a fiscalità agevolata.

In maniera più dettagliata, le aziende che precedono avrebbero spostato gradualmente 479 miliardi di dollaro di “cash and equivalents” (ovvero liquidità o asset liquidabili in breve tempo), in luoghi a fiscalità agevolata: un patrimonio complessivo che – a ben vedere le stime formulate da Moody’s – ammonta a circa la metà della stima della cassa estera di tutte le compagnie industriali italiane.

Per quanto ovvio – prosegue ancora il quotidiano finanziario – i dati sono presentati e commentati in maniera differente a seconda degli occhi del valutatore. Per coloro i quali si dichiarano piuttosto critici, i dati sono una nuova conferma del c.d. “profit shifting“, la pratica che le multinazionali utilizzano per far figurare gli utili dove sono meno penalizzati dalla morsa dell’erario e, inoltre, molti osservatori hanno colto l’occasione per legare tale valutazioni all’opportunità di spostare più agevolmente i propri asset liquidi in vista di possibili acquisizioni.

D’altro canto, vi sono altresì analisti più accondiscendenti, che ricordano quanto siano profonde le difficoltà che incontrano coloro che desiderano reimpatriare i propri denari all’interno degli Stati Uniti (visto e considerato che sarebbero pressochè “sanzionati” con una tassazione molto dura). Per tale motivo si fa sempre più sostenuta la fila di coloro che sarebbero disponibili ad ammettere una sanatoria…